"Sudditanza arbitrale verso la Juventus?", Agnelli non ci sta: "Clichè, tradizione..."
"Quando guardo alla rosa degli ultimi 6 anni, è quella più completa degli ultimi sei anni e pure la più europea. Non pensavamo ci volesse così tanto per il rodaggio all'inizio della scorsa stagione"

Andrea Agnelli, presidente della Juventus, ha rilasciato una lunga intervista a Sky Sport: 90 minuti di #AgnelliRisponde. "Spesso vengo criticato perchè non parlo abbastanza, ora ho la possibilità di dialogare su quello che è il calcio in Italia, in Europa. Io e la mia famiglia simo molto legati a Torino, da sempre".
Su Sturaro in Nazionale. "Merita, è uno tosto. Noi crediamo di mantenere quei 7-8 giocatori italiani, al di là dell'identità percepiscono la reazione della gente, non riescono ad andare dal parrucchiere o dal macellaio senza capire cosa pensare realmente un tifoso, tra vincere oppure pareggiare o peggio perdere. È fondamentale, al di là della cultura, percepire il termometro della socialità. Noi abbiamo un metodo, molto sano, processo di decisione nella creazione della rosa, è sempre calciomercato. Loro sanno qual è il massimo della retribuzione e della spesa, possono muoversi".
Sulla Juventus di oggi. "Quando guardo alla rosa degli ultimi 6 anni, è quella più completa degli ultimi sei anni e pure la più europea. Non pensavamo ci volesse così tanto per il rodaggio all'inizio della scorsa stagione, ma abbiamo fatto poi 75 punti consecutivi...".
Sulla sudditanza arbitrale. "I clichè non si cambieranno mai. Se parli con quelli della mia parte sportiva, è tutto stravolto... Non mi scoccia, fa parte della tradizione. Fa parte di quelli che sono i soprannomi. Valeva per il Milan di Costacurta (in studio, ndr), in spogliatoio si dice 'è tutto contro di noi'. Se stai il 90% del tempo nell'area avversaria, hai più possibilità di avere rigori di chi c'è il 10%".
Sui momenti della stagione passata. "La cosa migliore dell'ultima stagione è come iniziata e come è finita, Supercoppa in Cina e Scudetto a Roma. Dobbiamo ambire a questo, vincere qualsiasi competizione a cui partecipiamo. La parte più difficile è stata da settembre a novembre, fino al derby, un periodo che ci ha spiegato come la compattezza è decisiva nei momenti di difficoltà".
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