SSC Napoli, Grassani: "ADL amareggiato. Decine di telefonate prima del match con la Juventus"

Il legale di fiducia del Napoli Mattia Grassani, è tornato sulla vicenda Juventus-Napoli dello scorso ottobre: "Non sarà dimenticata per anni".
Mattia Grassani, legale di fiducia della SSC Napoli, ha parlato ai microfoni di Radio Punto Nuovo, della vittoria del ricorso al Coni per i fatti di Juventus-Napoli dello scorso ottobre: “Miglior studio di diritto sportivo italiano? Si tratta di una mission che è cominciata dopo il primo anno in cui il presidente De Laurentiis acquistò il Napoli, dopo i play off con l’Avellino. Dalla stagione successiva questa mission si è assolutamente consolidata. Devo dire grazie e soprattutto al Napoli, ma rispetto alla palestra fatta per seguire tutte le vicende di natura economica, diritti d’immagine ed altro certamente il Napoli è la società con cui abbiamo lavorato in maniera più intensa. Partire dalla provinciale Bologna, dall’Emilia operosa dimostra che non è necessario vivere nei grandi centri per servire, fare consulenza e onorare grandi club come il Calcio Napoli. Juventus-Napoli? Credo che la chiave di volta siano indagini a livello demoscopico. Voglio essere sincero dicendo che il risultato ottenuto in terzo grado, dopo gli schiaffi del primo e secondo grado, possa essere stato il quid in più che ha determinato la svolta nonostante noi quotidianamente ci interfacciamo per questioni di ordinaria amministrazione. Quella vicenda non sarà dimenticata per lunghi e lunghi anni".
Inoltre, il noto legale, aggiunge: "Motivazioni della Corte D’appello? Parole incommentabili che hanno amareggiato il presidente De Laurentiis, figurarsi chi ha lavorato in prima persona. Dal momento che quando uno ricorre in appello, il giudice o conferma o riforma la questione di primo grado, noi ci siamo trovati davanti davvero ad un je accuse pesantissimo, con processi all’intenzione che non hanno mai sfiorato alcun dirigente del Napoli. Quel venerdì/sabato me lo ricorderò per il resto dei miei giorni. Le telefonate in quel giorno sono state una moltitudine di decine e non fu fatto nulla che non tenesse conto di quella che era la normativa vigente. Quando ci troviamo al bivio: o andiamo o giocare a pallone o ci troviamo di fronte ad un reato penale non c’è stato nessun tesserato dal magazziniere ai giocatori che avesse avuto un dubbio che la trasferta si dovesse fare in quei termini. Leggere che per la Corte Sportiva di Appello ci fossero volontà pre ordinate come se fosse una finale di Champions League quella dal punto di vista di mortificazione è stato un colpo durissimo".








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