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Simeone: "Sapete cosa mi ha chiesto papà sul Napoli? Una voce dentro mi ha portato qui. Diego, Tommaso e il caffè..."


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Pubblicato nella sezione Interviste
Simeone: Sapete cosa mi ha chiesto papà sul Napoli? Una voce dentro mi ha portato qui. Diego, Tommaso e il caffè...

Giovanni Simeone ha parlato della sua esperienza in maglia azzurra soffermandosi sugli aneddoti raccontati nello spogliatoio da Starace.


L'attaccante del Napoli Giovanni Simeone ha rilasciato una lunga intervista sulle pagine de La Nacion per parlare del suo approdo in maglia azzurra: "Conoscete la mia storia, io ascolto sempre quelle voci interiori e quella del Napoli è stata come una chiamata interiore. Sentivo di dover venire qui, al di là della grande di Maradona, di quanto sia competitivo come club: c'era qualcosa dentro di me che mi diceva che il mio posto era al Napoli, che dovevo venire qui. Non riesco a spiegarlo meglio. Non sono mai stato così bene come qui, a Napoli, perché i napoletani sono come un mix tra italiani e argentini, proprio come me. C'è qualcuno che ti ricorda degli anni di Maradona nel Napoli? Certo, Tommaso Starace, è un personaggio! Vuole sempre offrirti il caffè. Mi ha promesso che una sera a cena mi racconterà tanti aneddoti di quello che ha vissuto con Diego. Adesso è invecchiato, sono passati anni, ma quando percorri il corridoio degli spogliatoi già sai che ascolterai lui mentre canta, da solo, 'Oleee, oleee, oleee, Diegoooo, Diegoooo'. Come se si fosse rotta la cassetta. Succede anche a me, come in quel video in cui sono in campo e comincio a cantare la canzone 'Maradò, maradò'... E' solo che non riesci a contenerti, c'è un'atmosfera speciale allo stadio, una cosa difficile da spiegare".

In città si parla di Diego?


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"Tutti parlano di Diego qui, ti dicono che hanno vissuto qualcosa di speciale. Diego c'è sempre in questa città. I tifosi lo ricordano sempre, tutti i giorni. La gente qui soffre ancora di quella differenza tra nord e sud e Diego li ha salvati dall'oblio. Diego è gioia per loro, e va oltre il calcio. Dicono che ha dato loro gioia, visibilità e senso d'appartenenza. Questa è una città così appassionata di calcio che avere Diego tra loro è un grande orgoglio. La gente qui ha un cuore grande, ti dà tutto, e Diego ha dato loro luce, speranza, li ha convinti di poter combattere contro il potente nord. È così che ti dicono ogni giorno. Ha lasciato un segno per sempre. Ad esempio, ora molti mi dicono: "Dato che non saremo in questo Mondiale, saremo tutti argentini". Ci si aspetta molto dalla nostra squadra in Qatar, ed è merito di Diego. L'Argentina fa parte di questa città".

Tuo padre era anche amico e compagno di squadra di Diego.

"Non mi ha parlato molto di Maradona ma mi ha sempre detto che Diego era una persona che gonfiava il petto per tutti, che andava sempre a difesa dei compagni. E per questo era una persona nobile. Quando sono arrivato a Napoli, papà mi ha mandato un messaggio in cui mi diceva che in Argentina tutti i ragazzi del suo tempo erano cresciuti con il Napoli di Maradona, e che tutti sognavano di poter un giorno giocare nello stadio dove ha giocato a Maradona. Sapete cosa mi ha chiesto papà? Di godermi il posto che tanti sognavano da bimbi in Argentina".

E' un Napoli senza limiti, capolista in campionato e Champions.

"Mi sento motivato nello stare in una squadra che punta così in alto. Già il fatto di giocare ogni tre giorni è fantastico, non c'è niente di più bello. Papà mi ha sempre detto che ti dà una scarica di adrenalina diversa, ma finché non lo provi non puoi capirlo. Non c'è niente di più bello che giocare ogni tre-quattro giorni".

Obiettivi personali?

"Penso a migliorarmi continuamente, uscendo dalla zona di comfort. Per migliorare te stesso devi uscire dalla zona di comfort e io mi sentivo pronto per il salto in una grande. Ho giocato e lottato per molti anni in Serie A per ottenere questa chance. E' giunto il momento di confrontarsi e vivere con grandi, ottimi giocatori. Mi sento pronto".

Ci racconti del pianto dopo il gol contro il Liverpool?

"Una magia. Mi sono lasciato trasportare dalla magia del presente. Avevo sognato quel momento tante volte, quindi un po' vissuto dentro di me e adesso stava accadendo, così ho lasciato che tutto scorresse... Per quanto l'ho desiderato mi è sembrato che l'avessi già vissuto, quindi in un certo senso erano solo gli altri a vedere quello che io avevo già vissuto dentro di me".


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Gaetano Brunetti
Giornalista pubblicista dal 2012, ama da sempre il giornalismo. In passato ha collaborato tra l'altro con Cronache di Napoli ed Il Roma. Premiato alla 22° edizione dell'Oscar Campano del Calcio.
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