Signorini: "Scudetto 1988, la verità sul Napoli. Io e Maradona a Capri senza fiato"

Fernando Signorini, preparatore atletico che in passato si è preso cura di Diego Armando Maradona, ha raccontato alcuni aneddoti a Rivista Contrasti.
Mattia Di Lorenzo, per la Rivista Contrasti, ha intervistato Fernando Signorini, famosissimo preparatore atletico argentino che da sempre si è occupato di Diego Armando Maradona. E' considerato anche dalla famiglia dell'ex 10 del Napoli uno dei suoi amici più leali e fedeli. Ecco alcuni passaggi delle sue dichiarazioni: "Supercoppa tra Italia e Argentina? Questa è stata una buona idea. Ti dirò: è la coppa che mancava. Si giocano tante coppe inutili, questa è assolutamente benvenuta. Il fatto che poi la si giochi a Napoli, nella suggestiva cornice del “Maradona”, mi rende ancora più felice e mi mette la pelle d’oca. Spero di poterci essere e mi auguro che la competizione diventi stabile, magari alternando la sede di svolgimento tra Napoli e gli stadi argentini delle squadre di Diego nelle edizioni a venire".
Poi sulla morte di Maradona: "Non discuto delle responsabilità penali da parte di chi era al fianco di Diego nei suoi ultimi giorni. Se ne sta occupando la magistratura che sta lavorando bene. Confido che la giustizia faccia il suo corso senza sconti per nessuno. Dico però che ora Diego riposa in pace. Merita rispetto. Questa spettacolarizzazione da sciacalli non mi piace, è davvero odiosa. Maradona-Napoli connubio unico? Assolutamente si. Non ho nessun dubbio in proposito. Sono anche d’accordo con chi punta i riflettori sulla matrice greca della città e i tratti dionisiaci della personalità di Diego. Napoli è stato il miglior teatro in cui si sia potuto esprimere il genio di Diego. Chi ha detto che Diego è nato in Argentina solo per un fuori rotta della cicogna non ha sbagliato. Perché lui era napoletano in tutto. Senza il cuore dei napoletani, la musica, il colore, il profumo, il clima, il cibo di una città così unica, Diego non sarebbe stato quello che è stato".
Poi su Maradona ha aggiunto: "Era un essere umano percorso da paura e debolezze, curiosità e ambizione. Poteva fare cose giuste e sbagliate. Ulisse restò legato al palo, in sicurezza. Diego è stato sfidante, senza catene. Non ha rinunciato ai piaceri, alle passioni, ma ci ha sempre messo la faccia. Non gli piaceva vincere facile. Sapeva di potersi far del male, se ne fece molto, ma ha pagato in prima persona senza trascinare altri nel baratro. Ha accettato il rischio senza rinunciare a ciò che gli piaceva, a partire dalle belle donne, dagli eccessi, dalle sortite antisistema e contro il potere. Il suo stile di vita così esplosivo e politicamente scorretto ha finito per forgiare il personaggio che conosciamo, consegnandolo all’eternità. Fra 300 anni si parlerà ancora di lui. Diego è un mito che non tramonta (...). Sono molto fatalista. Il destino è sempre lì ad attenderci. Un grande scrittore argentino, Jorge Luis Borges, diceva che ogni cosa a ognuno accade precisamente. Chi può dire come sarebbe andata a finire se Diego avesse indossato la casacca della Juve? Magari andava meglio, magari no. Certo Italo Allodi era una persona eccezionale con competenza professionale e doti umane fuori dal comune. Fu una perdita per Diego, per il Napoli e per il calcio italiano: questo è inconfutabile".
Poi sulla droga: "Ti rimando alle parole che lo stesso Diego rivolse al regista Kusturica: "Immagina se non avessi fatto uso di cocaina – gli disse – hai capito che giocatore vi siete perso?". Anche i più irriducibili detrattori di Diego sanno che la droga ne ha ridimensionato sensibilmente il potenziale. Crollo del Napoli nel finale di campionato 1987-88? Ricordo tutte le fasi di quella concitatissima beffa che, come hai giustamente ricordato, si consumò nel lasso di tempo delle ultime cinque giornate di campionato. Si, io ero lì, perché mi prendevo cura del fisico di Diego come è stato per tutti i sette anni di sua permanenza a Napoli. Ricordo che a qualche giorno dalla prima di quelle nefaste “cinque giornate” dissi ad un fidato amico giornalista della Gazzetta dello Sport, Rosario Pastore, che se Bianchi non avesse alleggerito i carichi di lavoro la squadra sarebbe crollata: vedevo i giocatori che non si reggevano in piedi. Vietai a Diego di fare gli allenamenti dei compagni ed infatti anche nella gara poi persa in casa contro il Milan per 3 a 2 fu uno dei pochissimi a reggere bene, segnando una punizione meravigliosa. Andò come andò. Certo, si avanzarono molte altre ipotesi sulla genesi di quel disastro, raccolsi voci, ma non ho elementi per accreditare questa o quella congettura. Come pure dico che Bianchi magari sbagliò, ma merita rispetto e ringraziamenti, perché fu un bravo e onesto tecnico, grazie al quale il Napoli potè conquistare il suo primo titolo".
Ricordi di Maradona a Napoli e dintorni: "Ne ho davvero tanti, credimi. Ma adesso me ne sovviene uno legato al primo anno di Maradona a Napoli. Eravamo a Capri, in barca, con i dirigenti della società Enrico Isaia e Dino Celentano, mi pare la barca fosse di quest’ultimo. Arrivammo in prossimità della grotta Azzurra e io e Diego ci tuffammo come dei delfini per raggiungerla a nuoto. L’accesso era sbarrato da una catena, decidemmo di forzarlo e entrare lo stesso. Una volta dentro fummo travolti da un abbacinante gioco di luci e colori che non avevamo mai visto prima: fu uno spettacolo che ci lasciò senza fiato. Ci riprendemmo a fatica e convenimmo che quella grotta e quell’isola erano tra i posti più belli al mondo".








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