Sgarbi: "Si credono i migliori, ma sono i più schiavi di tutti"

Il politico a La Stampa: "Il critico è un cameriere di pranzi allestiti da altri, a cui partecipa invitato per poi ricambiare alla mostra che curerà lui. Come un ufficio stampa".
Vittorio Sgarbi, sottosegretario alla Cultura, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del quotidiano La Stampa. In Italia c'è ancora spazio per la critica? Questa la risposta del critico d'arte: "La critica ha tante forme. Può riguardare l’attualità, essere militante o indipendente, letteraria, cinematografica, d’arte, ma spesso soffre la schiavitù del mercato, dall’editoria ai premi. Esiste poi uno scambio tra chi recensisce e chi attende la critica".
Sgarbi ha poi aggiunto: "Una stroncatura destabilizza i rapporti e oggi nessuno vuole seccature. Inoltre, semplicemente non è ammessa perché indica l’alterazione del prodotto. Una volta attaccai la pasta Barilla e venni censurato da una sorta di tribunale dei consumi. Appresi con amarezza che un prodotto commerciale non può essere criticato. In realtà, poi sono nati spazi online come Tripadvisor per recensire alberghi e ristoranti. I critici sono in realtà degli uffici stampa o il loro prolungamento. Il critico ora è un cortigiano. Un cameriere di pranzi allestiti da altri, a cui partecipa invitato per poi ricambiare alla mostra che curerà lui. Ci sono stati gli storici dell’arte, i critici dell’arte, i critici militanti, i critici indipendenti, i curatori e i curatori indipendenti. Questi ultimi si credono i migliori, ma sono i più schiavi di tutti. Non a caso gli artisti in voga sono sempre gli stessi da mostrare alle Biennali. Chi sta all’opposizione o ha grande personalità o viene emarginato".








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