Sentite Padovan: "Agnelli vota Moratti per la FIGC. Ma non ricorda la farsa Calciopoli?"

Il giornalista scrive: "Tuttosport non è il quotidiano degli Agnelli. Il suo editore si chiama Roberto Amodei, è romano e possiede altri quotidiani".
Giancarlo Padovan, giornalista, sulle pagine di Calciomercato.com, ha commentato la scelta di Andrea Agnelli di votare per Moratti: "Che cosa crede di ottenere il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, candidando alla presidenza della Federcalcio l’ex presidente dell’Inter, Massimo Moratti? Se pensa, con essa, di scalfire il fronte di Lega Pro, Lega Dilettanti, Allenatori e Arbitri che con il 63 per cento dei voti sostengono Gabriele Gravina si sbaglia di grosso.
Se, invece, attraverso Moratti (e a prescindere dal sì o dal no dell’interessato che vorrebbe una candidatura unica) ritiene di offrire un ramoscello d’ulivo che chiuda, in maniera storica e simbolica, la vicenda di Calciopoli, sbaglia due volte. Calciopoli è nella vita della Juventus e dei suoi tifosi una ferita ineludibile. Come, nella ricostruzione dei fatti, lo fu il coinvolgimento dell’Inter (Moratti) e di Telecom (Tronchetti Provera).
È vero che la famosa informativa, già archiviata dalla procura di Torino e spedita da una mano misteriosa alla Federcalcio, nacque all’interno di un ramo della famiglia Agnelli (la paura che Giraudo e Moggi si appropriassero della Juve), ma è altrettanto vero che di quanto ne seguì, l’unico club a beneficiarne fu l’Inter (uno scudetto a tavolino, la razzia dei campionati successivi giocati senza la principale avversaria), le cui responsabilità (uguali a quelle della Juve secondo il procuratore federale Palazzi) furono provvidenzialmente prescritte.
Sono stato direttore di Tuttosport dal 10 ottobre 2002 al 9 gennaio 2008, quindi mi sono fatto l’intera vicenda di Calciopoli, prendendo posizioni nette e scomode. Tuttosport non è - come crede la gran parte dei tifosi italiani - il quotidiano degli Agnelli. Il suo editore si chiama Roberto Amodei, è romano e possiede, oltre al quotidiano sportivo torinese, il Corriere dello Sport e tutta la galassia dei periodici del marchio Conti, dal Guerin Sportivo (trasformato in mensile) ad Autosprint.
Quando un editore decide di cambiare direttore esercita in pieno un suo diritto. Perciò, nel momento in cui mi venne comunicata (fu proprio Amodei a dirmelo) la mia sostituzione, non provai alcun senso di ingiustizia. Ero stato fortunato. Avevo diretto Tuttosport per cinque anni e tre mesi (solo Dardanello, Panza e Carlin erano rimasti più di me), potendo raccontare il ritorno dell’Olimpiade in Italia (2006) e non in un posto qualsiasi, ma proprio a Torino, cioé dove Tuttosport ha la sua sede. Ero stato testimone della gloriosa conquista del Mondiale da parte della Nazionale di Marcello Lippi, campione per la quarta volta, a 24 anni da Spagna 82. Avevo fatto una lunga, aspra e quasi solitaria battaglia per Calciopoli. "Solo i posteri - scrissi nell’editoriale di addio - potranno esprimere un giudizio definitivo su colpevoli, condannati, innocenti, intoccati".







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