Sebastiano Esposito, il papÓ: "Grazie Inter! Vi racconto l'addio a Napoli. Messaggio per ADL. Ancelotti..."


Gianluca Vitale
Interviste
15 MAR 2019 ORE 19:27

Sebastiano Esposito ha esordito a soli 16 anni con la maglia dell'Inter. Il suo papÓ ha scelto i microfoni di AreaNapoli.it pre raccontare le emozioni del momento.

ESCLUSIVA - "Tutto iniziò nove anni fa, quando Roberto Clerici mi propose di allenare a Brescia". Comincia così il racconto di Agostino Esposito, papà di Salvatore, Sebastiano e Francesco Pio. Tre fratelli partiti dalla Campania con un sogno nel cassetto: fare i calciatori. Meno di ventiquattro ore fa, il secondogenito ha quasi battuto il record di Gabriele Zerbo che resiste dal 2010: a soli 16 anni e 213 giorni, è stato il secondo italiano più giovane di sempre ad esordire in Europa League. Un'emozione incredibile. Anche per la famiglia: "Abbiamo pianto alla TV, la mamma si è commossa". Di Seba - come lo chiamano amici e parenti - e non solo, papà Agostino ha parlato in esclusiva ai microfoni di AreaNapoli.it.

L'ha sentito dopo il debutto di ieri? 

"Non vi nascondo che ho deciso di restare a casa insieme alla mamma, al fratello e alla sorellina. Abbiamo preferito non andare al San Siro, anche per lasciarlo tranquillo. Sono del parere che i figli debbano essere orfani, liberi, senza porsi la preoccupazione dei genitori. Certo è difficile, fai di tutto per non andare a seguirli, anche se qualche volta il richiamo delle emozioni è troppo forte. Abbiamo visto la partita alla televisione. Quando Sebastiano è entrato in campo, ci siamo commossi tutti".

Ci è scappata qualche parola in napoletano? 

"Abbiamo detto poche parole, siamo subito scoppiati in lacrime ed abbiamo urlato: 'Dai, Seba!'. Per noi è stata una piccola, grande soddisfazione. I sacrifici che sta facendo devono essere un  punto di partenza e non di arrivo. Deve continuare a fare bene".

Precoce come pochi. C'è già chi lo paragona a Zaniolo.

"E' presto per fare paragoni, il tempo ci darà ogni risposta. Sono due giocatori estremamente differenti tra loro, ognuno con le proprie caratteristiche. Zaniolo è centrocampista, mio figlio un attaccante atipico e moderno. Entrambi col fiuto del gol, ma Sebastiano è destro e non mancino. Zaniolo oggi è una certezza, Sebastiano deve ancora imporsi".

Dopo la coppa arriva il Derby...

"Non lo giocherà: è già partito, adesso è in Nazionale. Stamattina è andato a Padova, aveva il raduno lunedì: deve disputare la fase europea in Turchia con la Nazionale di categoria. L'importante è che faccia bene lì, perché ha ancora 16 anni. Quell'emozione provata ieri deve finire nel momento in cui l'arbitro fischia. Magari la notte gli saranno tremate le gambe e non avrà dormito, ma adesso deve guardare avanti, ai prossimi impegni personali. Il percorso è lungo, il calcio è fatto di ostacoli da saltare o evitare".

Che rapporto ha con Spalletti? 

"Si tratta di un ottimo allenatore, ma è una questione di cui non discuto con mio figlio. In una settimana riusciamo ad andare da lui un paio di volte, preferiamo che cresca anche come individuo e che si faccia le proprie idee. Gli lascio vivere le sue emozioni. Deve saper distinguere, deve imparare, crescere ed apprendere come relazionarsi al meglio con i vari allenatori. Non è importante che ne parli con noi, ma che sia sempre pronto a mettersi a disposizione del mister".

Le voci corrono: PSG e club inglesi lo hanno fatto monitorare. Il futuro sarà nerazzurro? 

"Ci facciamo scivolare tutto addosso, perché Sebastiano è un giocatore di proprietà dell'Inter. Non smentisco notizie e voci di mercato, non so dire se il PSG abbia incontrato i dirigenti senza trovare un accordo. Quel che posso affermare è che, ad oggi, mio figlio pensa solo alla sua squadra attuale".

Sebastiano in Under-17, Salvatore U-19: una bella soddisfazione per un padre.

"Salvatore sta facendo bene a Ravenna, dov'è in prestito: il cartellino è di proprietà della SPAL. All'Inter ha vinto due scudetti, poi ha deciso di intraprendere una strada diversa. Stanno seguendo il loro percorso, sperando li porti più lontano possibile. Li sosteniamo e auspichiamo il meglio per entrambi".

Da dove parte la loro avventura?

"Inizia tutto nove anni fa, grazie a Roberto Clerici. Voleva i tre fratelli, così mi propose di allenare a Brescia e portò su l'intera la famiglia. A seguito degli eventi legati a Corioni, è poi arrivata l'offerta dell'Inter. Siamo fieri della scelta fatta, perché a Milano abbiamo trovato l'ambiente giusto ed un percorso idoneo. Le nostre aspettative sono state pienamente soddisfatte. Certo, quanto raccolto è anche il frutto di tanto impegno in campo: ai miei ragazzi dico sempre che il sacrificio paga".

Via da casa giovanissimi: come hanno vissuto il cambiamento?

"Essere estirpati dalla propria terra da piccolini non è mai semplice. All'epoca Sebastiano aveva 8 anni, Francesco Pio 6 e Salvatore 13. Devo ammettere che qualche difficoltà c'è stata. Per noi meridionali non è semplice ambientarci subito al nord, ma ringraziamo il calcio e lo sport per averci fatto fare tanta strada. Abbiamo trovato persone gentili e disponibili, ci hanno accolto molto bene. Nei primi anni è stata dura, ma i miei figli ce l'hanno messa tutta e sono stati ripagati".

Perché i talenti campani devono cercare fortuna altrove?

"Il fenomeno è sotto gli occhi di tutti. Purtroppo, noi al sud abbiamo pochissime strutture e crediamo ancor di meno nei giovani. Capisco la scelta di spostarsi al nord, dove i ragazzi sono seguiti: lì ci credono ciecamente. A tal proposito, ne approfitterei per rivolgere un appello ad Aurelio De Laurentiis: il Napoli è in serie A e fa bene, ma deve seguire al meglio anche le giovanili. Non è giusto non intravedere dove potrai arrivare. E' tutto un punto interrogativo".

Ai suoi tempi era un altro Napoli.

"Sono cresciuto nel Settore Giovanile dei vari Buonocore, Ferrante, Russo, dove giocavo come difensore: chi meglio di me può capire quanto conti l'impegno a quell'età? Facevamo sacrifici enormi, andavamo a Soccavo ed Agnano, a tanti campi di Napoli per allenarci. Un'altra epoca: quello sì che era un Settore Giovanile all'avanguardia! Vincevamo ovunque. Oggi mi rendo conto che si fa fatica. Se non hai strutture e non investi, insomma se ti manca un centro sportivo dedicato, che sia Napoli o Juve Stabia o altre squadre, credetemi, diventa dura".

Ha tramandato la passione per i colori azzurri ai suoi figli? 

"Essendo di Castellammare, la loro squadra del cuore è la Juve Stabia e vorrebbero vedere in alto i colori gialloblù. Napoli è pur sempre una maglia che 'tira', una garanzia di grandi emozioni. Non lo nascondo, è veramente inimmaginabile non indossarla. Oggi come oggi, però, per fare la tua fortuna devi cercarla lontano dalla tua Napoli. Chissà un giorno cosa ci riserverà il futuro... Abbiamo visto cosa è successo con Quagliarella: è tutto dire".

Alcuni tifosi rimpiangono l'addio di Fabio, le piacerebbe rivederlo a Napoli a fine carriera?

"Lo spero vivamente per lui, lo meriterebbe".

Come giudica questa stagione del Napoli? 

"Seguo tantissimo Carlo Ancelotti. Ho il suo primo libro, 'Il mio Albero di Natale'. Mi ispiro un po' a lui, perché mi piace molto il suo modo di gestire e di allenare. Ho avuto occasione di vedere alcune gare, l'ho seguito soprattutto quando era al Chelsea. Il suo calcio mi ha sempre affascinato. Gli auguro di vincere l'Europa League".

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