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"Se ADL non è contento, mi dimetto". Scudetto, il pensiero di Sarri tra sogni, programmi e originalità


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Pubblicato nella sezione Interviste
Se ADL non è contento, mi dimetto. Scudetto, il pensiero di Sarri tra sogni, programmi e originalità

Sarri, si sa, ormai lo conosce tutto il mondo del calcio, non ama la banalità, i suoi interventi davanti ai media sono sempre all'insegna dell'originalità che è profondità di pensiero su tutto


Sarri, si sa, ormai lo conosce tutto il mondo del calcio, non ama la banalità, i suoi interventi davanti ai media sono sempre all'insegna dell'originalità che è profondità di pensiero su tutto. Il tecnico del Napoli sa sempre come spiazzare cronisti e tifosi. "Se De Laurentiis non è contento, mi dimetto. Sono un allenatore e non un manager, farei molta fatica a farlo. La testa mi porta sul campo e non ad andare oltre. Ho un contratto, non vedo problemi. Ripeto, se il presidente non è contento mi dimetto o se non lo sono io lui mi ascolterà. Sul prossimo mercato se non sarò soddisfatto lo dirò il 31 agosto, c'è un progetto da continuare e lo mandano avanti tutti i calciatori". Detto così, da uno che ha lasciato il posto in banca per allenare, può sembrare una "minaccia" concreta di addio, ma è semplicemente un modo per dire: "Decido io in campo, e sono pronto a salutare se qualcuno non è felice di come agisco". Dietro questa affermazione, però, c'è sempre quella voglia di dare soddisfazioni ai napoletani. Ma senza illuderli: "In questo momento lo scudetto non è programmabile ma sognabile, che è una cosa diversa. Le milanesi possono tornare al vertice, può essere più complicato ma ciò non inficia sul sogno". Tutto come sempre dipenderà dai fattori in gioco, dai numeri, dalle somme. Sarri sa bene che con questa rosa si è arrivati quasi al massimo: "Abbiamo sbagliato meno approcci, siamo migliorati in determinazione e cattiveria e mi rende orgoglioso. C'è da migliorare che quando abbiamo in mano le partite diventiamo più 'leggeri' e commettiamo errori. In questi casi l'attenzione deve alzare l'attenzione in modo feroce perchè sono i momenti più rischiosi. E' un problema che va risolto con lucidità ma con cattiveria nei nostri confronti, perchè sennò lasciamo punti per strada. Abbiamo lasciato punti in gare dominate per 85' su 90". E dunque per migliorare serve solo un mercato all'altezza in grado di aumentare la qualità complessiva e lottare per quel sogno chiamato tricolore che manca dal 1990.


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