Scotto: "Sarri, mai creduto ai Masanielli e ai capopopolo! Ci sarà più gusto a dire Juve mer..."

Il giornalista ha parlato dell'approdo di Maurizio Sarri alla Juventus attraverso il suo profilo Facebook.
Giovanni Scotto, giornalista del Roma, attraverso il suo profilo Facebook parla dell'approdo di Sarri alla Juventus: "Ai masanielli e ai capopolo non ho mai creduto. Non penso che Napoli abbia bisogno di condottieri, né tantomeno di comandanti. È vero, Sarri ha ammiccato qualche volta a tutto questo, per poi snobbare una retorica fine a se stessa, che piaceva a chi ama compiacersi delle proprie idee e convinzioni. Per me Sarri alla Juve è una conquista, un’occasione per lui, che non aveva senso lasciarsi scappare. La conferma per i tifosi del Napoli che quello scudetto 17/18 gli azzurri davvero se lo meritavano. Juventini vincenti da otto anni eppure in crisi di gioco. Vengono a guardare a Napoli per provare a salvare la faccia in Europa. Lui dalla Juve è stato chiamato, non si è proposto. L’odio e il livore oggi ce l’ha chi aveva costruito (senza che lui lo abbia voluto) il mito del condottiero e dell’eroe a difesa della città, mi fa tenerezza. Una rivoluzione posticcia e inventata su cui Sarri, semmai, ci ha sorriso su".
Poi aggiunge: "È vero, parlò di conquistare il palazzo e di maglia a strisce per avere i rigori. Adesso tutto questo lui lo ha conquistato davvero. E lo ha fatto col gentile invito di un Agnelli, senza assalti al palazzo. Quelle frasi le diceva da allenatore del Napoli. “Io alla Juve sarebbe da querela”. Fu una risposta a una domanda a chi gli chiese di un incontro con i dirigenti bianconeri. Cos’altro doveva dire? Io piuttosto l’ho sentito pronunciare ogni tipo di volgarità e bestemmie. Offese varie e battutacce. Si è guadagnato lo striscione “Sarri uno di noi” perché fece ciò che i suoi predecessori mai avevano fatto: andare a salutare gli ultras ogni volta che c’era occasione. Il dito medio e certe frasi di cattivo gusto per me non possono passare per difesa della città, ma per gesti beceri, al pari di certi insulti".
"La dignità dei napoletani non si difende con un dito medio. A Sarri sono stati perdonati molti difetti ed esaltati alcuni pochi pregi. L’allenatore “napoletano” ha visitato la città solo una volta, di notte, per vedere il luogo in cui era nato. Sarri diventato mito di chi ha disperato bisogno di essere rappresentato. Per congenito lecchinaggio, per acchiappare clic e consensi vari, o per la classica “prostituzione intellettuale” che Mourinho ci ha ben spiegato. Per difendere la città non servono eroi e masanielli, ma gesti di civiltà, da vivere ogni giorno. Sarri non ha tradito: non ha detto che non sarebbe mai andato alla Juve. Ha mandato in tilt la maldestra fiducia che qualcuno ripone ciecamente nell’eroe di turno, da sputtanare e odiare senza ragione alla prima occasione. Il “Maestro” osannato e poi ripudiato. Sarri è uno che sa il fatto suo. È furbo, sgarbato e cinico. Lo ricordo dire che voleva arricchirsi, e ci è riuscito".
"Non lo ricordo dire che non avrebbe mai allenato la Juve. Chi diceva che era lui il fuoriclasse del Napoli oggi gli sputa veleno. Eppure non mi pare che questa squadra senza di lui si sia sciolta o sia finita al decimo posto. Ora il “proletariato di lotta e rivoluzione” è andato al servizio dei potenti. Il borghese Ancelotti, invece, si adopera per i deboli. Chi vincerà? Spero che Carlo metta sempre un piede avanti al nuovo nemico, e che il Napoli sappia prevalere per i suoi meriti sul campo. Da Sarri, però, mi aspetto che continui a lottare contro razzismo e ignoranza e che educhi quell’ambiente a una mentalità diversa. È un obiettivo difficile, quanto far giocare bene quella squadra. Da oggi è un rivale, ma per i tifosi del Napoli gridare “Juve merda” sarà ancora più bello".







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