Scontro De Laurentiis-Ultras Napoli, Azzi spiega: "C'era una volta un piccolo ristorante..."

Interessante il post del giornalista Marco Azzi che ha spiegato la vicenda Ultras a Napoli e la relativa polemica con il presidente De Laurentiis.
Marco Azzi, giornalista del quotidiano "La Repubblica", ha analizzato con una "metafora" quanto sta accadendo a Napoli tra il presidente Aurelio De Laurentiis e gli Ultras. Queste le sue parole: "C'era una volta un piccolo ristorante, così piccolo che il proprietario era stato costretto a comprare dei piatti di carta in un negozio di casalinghi, nei primi giorni di apertura: un gesto romantico e lodevole, diventato con il passare degli anni LEGGENDARIO. Ricordo la folla nel giorno della inaugurazione: c'era tanta curiosità per l'apertura del nuovo locale e tutti si misero in fila per un modesto piatto di cucina veneta. Ma per scelta aziendale - legittimamente oculata - gli investimenti furono assai graduali e per questo motivo il menù rimase per molti anni alquanto scarno: tant'è che dopo i primi entusiasmi c'erano sempre un bel po' di tavoli vuoti. Rimasero soltanto gli affezionati, che si fecero bastare il pane duro e lo usarono pure per preparare la merenda al sacco, mangiando spesso durante i loro lunghi viaggi più veleno che mollica. "Al cuor non si comanda".
Poi ha aggiunto: "Io li ho incontrati dovunque, persino a Dnipro e Trebisonda. Ho fatto viaggi un po' più comodi dei loro e non a spese mie, ma facendo alzatacce simili e passando le stesse nottate insonni: spesso al gelo e in ambienti ostili, oltre che pericolosi. Tutto per seguire passo dopo passo la crescita di quel piccolo ristorante, che è diventato per merito del suo proprietario un locale stellato: anno dopo anno. Adesso c'è di nuovo la fila - come il primo giorno e poche altre volte - ed è quasi impossibile trovare un tavolino libero. In più c'è l'obbligo di un dress code molto più elegante e i clienti della prima ora - habitué di quella che era stata a lungo una volenterosa trattoria - sono diventati di colpo ospiti sgraditi".
"Tutti abbiamo lo stesso diritto di prenotare un tavolo, basta con i privilegi", strepitano i nuovi clienti quando si aprono le prenotazioni. Sono gli stessi che quando vanno veramente al loro ristorante preferito - uscendo dalla metafora - si aspettano ovviamente dal proprietario di ricevere un trattamento di riguardo ("Ci mancherebbe, sono anni che vengo a mangiare qua, che sarà mai un po' di gratitudine. Mica sto chiedendo di non pagare..."). Infatti funziona così, tra proprietario e cliente, tra chi offre un servizio e chi paga per usufruirne: si chiama fidelizzazione e vale pure nei negozi, oppure per saltare qualche fila dal dentista. Alzi la mano chi tra di noi non ne ha mai beneficiato...".
Infine ha concluso: "Invece nel ristorante stellato in cui mi sono imbattuto succede il contrario: porte in faccia ai clienti della vecchia trattoria (ia, ia, hoo), a cui il proprietario - ora che fuori c'è sempre la fila - ha deciso di negare pure la prelazione per prenotare i tavoli. Quando il locale era semi vuoto, invece, pur di riempirlo un po' la concedeva sempre? Pazienza, i tempi cambiano. "Non voglio avere a che fare con gente così sporca, brutta e cattiva". Essì, ma vale al massimo per i violenti e non sarebbe corretto fare di tutta l'erba un fascio. Vuoi vedere che mi sono perso un passaggio, allora? Faccio mea culpa: prima erano dei lord e non me ne ero accorto. Oppure sono sempre gli stessi (brutti, sporchi e cattivi), ma hanno solamente osato lamentarsi un po' troppo del cuoco?".








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