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Sconcerti è morto, Beccantini emoziona: "Tradito dal cuore. Aveva nemici, faceva incazzare"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Sconcerti è morto, Beccantini emoziona: Tradito dal cuore. Aveva nemici, faceva incazzare

Roberto Beccantini ha ricordato Mario Sconcerti con parole toccanti, evidenziando anche alcuni aspetti del suo carattere.


Roberto Beccantini, giornalista, ha ricordato Mario Sconcerti, giornalista del Corriere della Sera scomparso all'età di 74 anni in queste ore. Queste le sue parole: "Anche Mario Sconcerti, dunque: con quell’accento un po’ così e quella tigna un po’ cosà che hanno coloro che sono nati a Firenze e si sentono l’Arno che sciacqua i nostri panni: a ragione, spesso. La notizia segue, triste e stranita, quella di Sinisa Mihajlovic, un grande in campo e un grande fuori, del mio mestiere, carta e televisione a scelta, libri su libri (su tutti, "Storia delle idee del calcio"), persino dirigente della sua Fiorentina, "sua" per affetto ma mai o quasi mai negli effetti che il mestiere gli imponeva. E comunque: Roberto Mancini allenatore lo lanciò lui".


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"Aveva 74 anni. L’ha tradito quel cuore che spesso la polemica costringeva a furiose montagne russe. E’ stato vice direttore della Gazzetta dello Sport ai tempi di Cannavò, direttore de Il Secolo XIX e del Corriere dello Sport-Stadio a Roma. Fondò lo sport di Repubblica portandovi Emanuela Audisio, Gianni Brera e Gianni Mura. Ha lavorato a lungo per Sky, ci ha lasciato da editorialista del Corriere della Sera. E mi scuso per tutto quello, e tutti quelli, che ho dimenticato".


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"L’ultima volta che lo vidi fu a Trento, l’11 ottobre 2019, in occasione del Festival dello Sport. Parlammo di calcio, lui con piglio, io (forse) con puntiglio. Figlio di Adriano, procuratore di pugilato, all’alba della carriera si fece molta bici, tra Giri e Tour. Come tutti i toscani, gli è sempre piaciuto stupire, un po’ maga Circe e un po’ Sirena, ma sempre, possibilmente, poco Ulisse. Non lasciava indifferenti: divideva, incuriosiva, faceva incazzare. Che, per un giornalista, è il massimo. "Se non avrai nemici significherà che hai sbagliato tutto", scrisse Giovanni Arpino in "Azzurro tenebra". E’ il sale della vita: della nostra, soprattutto. E ne aveva, di "nemici", Mario: Giancarlo Antognoni, eccone uno. Un onore, non solo un onere. Da gran visir di "Linea bianca", creatura di quel genialoide di Enrico Mattesini, mi telefonava spesso per offrirmi righe, non soldi: "Te ne bastano "dugento" o ne vuoi di più?". Meglio un brutto carattere che non aver carattere: e così sia".


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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