Sconcerti: "Agnelli mi contattò e ci vedemmo a Roma. L'ho sempre ammirato"

Mario Sconcerti ha rivelato un retroscena sull'attuale presidente della Juventus Andrea Agnelli: "L'ho sempre ammirato come persona diversa in un calcio nuovo".
Mario Sconcerti, firma di rilievo del giornalismo sportivo italiano, ai microfoni di TMW Radio, ha parlato della Juventus e della possibile assegnazione del Pallone d'Oro del 2020 a Robert Lewandowski: "E' una presa d'atto quella di France Football, perché le proteste sono state molte e legittime. Era chiaro che bisognava colmare questo vuoto, non solo per il polacco ma anche per il 2020. Un po' come successe con Einstein col Nobel nel 1920. I voti alla presidenza di Agnelli? Mi ricordo che stavano per prendere Conte e mi contattò Agnelli, ci vedemmo a Roma. Rimanemmo a lungo a parlare, così come quando Conte andò via. L'ho sempre ammirato come persona diversa in un calcio nuovo".
"Siamo abituati a presidente che sono fuori dalla società, lui invece è un vero impiegato del club. Ha cercato di fare la Juve una piccola Fiat e lì sono nati i problemi. Tutte le cose della Juve trasudano efficienza e lusso. Quando hanno pensato di fare l'ultimo scalino, con giustificata arroganza, si sono ritrovati nel problema Ronaldo, che non potevano permettersi".
"Agnelli ha innovato molto la figura del dirigente di calcio. Sono convinto che si sentissero a un passo dal miliardo di fatturato. E Ronaldo era quello che doveva far fare l'ultimo scalino". Ha concluso il noto giornalista.








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