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Schwoch: "Napoli o la ami o la odi. Una volta capitò che i Carabinieri..."

L'ex attaccante del Napoli, Stefan Schwoch, ha parlato al giornale Il Mattino della sua esperienza con la maglia dei partenopei.


Francesco MannoFrancesco MannoGiornalista

29/12/2024 10:26 - Interviste
Schwoch: Napoli o la ami o la odi. Una volta capitò che i Carabinieri...
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Stefan Schwoch è ancora amatissimo dai tifosi del Napoli per i suoi trascorsi in azzurro. L'ex bomber ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni de Il Mattino: "Ancora oggi mi capita di dovermi alzare più volte al ristorante per fare una foto. E non mi scoccia affatto, anzi".

Cosa ha rappresentato per lei questa maglia? "Tantissimo. E lo dico sia dal punto di vista dell’importanza che da quello dell’orgoglio. La maglia e la città hanno un valore unico per me. Ma non solo. Napoli rappresenta amicizia, gioia e quella capacità direi unica di riuscire a guardare sempre il bicchiere mezzo pieno. Napoli è una città che mi ha dato molto e mi sta dando ancora più di quello che ho dato io".


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Si è mai chiesto “Come può essere successo”? "Sì, ma non ho ancora trovato una risposta. Napoli o la ami o la odi. È una città che non conosce mezze misure. E i tifosi sono così: ti apprezzano oltre ogni logica. E credo che con me l’amore sia stato dovuto al fatto che in campo, al di là dei gol, davo tutto. Tutti i giocatori sbagliano ma se non manca l’impegno è impossibile non essere apprezzati".

Lei come ha vissuto Napoli? "Da napoletano. Ed è quello che ho sempre consigliato ai giocatori che mi hanno chiesto informazioni sulla città prima di trasferirsi. Perché solo così capisci che la gente non vuole solo la vittoria. Napoli è “Ammore” con due M perché giustamente in questa città esagerano in tutto. Ecco perché non mi sono mai scocciato di alzarmi al ristorante per una foto, Anzi, mi succede ancora e spero che duri il più a lungo possibile. Mi fa capire che ho fatto bene quello che mi piaceva fare. È per me un motivo di orgoglio. Certo, qualche volta, quando giocavo, mi è capitato di dovermi far riportare a casa dai Carabinieri perché non riuscivo a girare per strada, ma mi faceva piacere: per me non erano pro e contro, erano pro e pro. Il calciatore è un privilegiato e questo non lo deve mai dimenticare nessuno. Giocare davanti a 80 mila persone è una cosa unica: devi prenderti sia la gioia di quella spinta quando sei in campo che le migliaia di foto che ti chiedono durante la settimana".

Dopo il calcio si è dato alla finanza... "Oggi sono un consulente finanziario. Ho deciso di assecondare una passione che avevo già quando giocavo. Mi ha convinto Stefano Volpato che era il mio family banker".

Insomma, un totale cambio di campo. "La cosa più dura è stata studiare per fare l’esame da consulente finanziario. Ho dovuto trovare un tutor per prepararmi. Ma alla fine sono contento di avercela fatta. Ho visto che questo mondo mi piaceva e mi dava una stabilità economica. È una cosa divertente anche se ti fa avere una grossa responsabilità. Un po’ spaventava gestire i risparmi delle persone".

Come mai ha chiuso con il mondo del calcio? "Quando ho smesso di giocare ho anche fatto l’esame da direttore sportivo e ho iniziato a fare il ds. Poi a Vicenza le cose non andavano bene e mi sono allontanato. Anche se in realtà quello che mi mancava erano i contatti giusti. Da calciatore non ho tenuto rapporti con nessuno. E con il tempo ho capito che quello è stato un errore. Pensavo solo a giocare a calcio, non mi interessava arruffianarmi qualcuno. Poi ho capito che nel calcio come in tanti altri ambienti le conoscenze fanno la differenza. Io sono rimasto accanto a poche persone e non ho portato avanti quei legami che potevano farmi iniziare una nuova carriera dopo aver smesso".

Visto che il calcio lo segue eccome: le piace la lotta per il primo posto in classifica? "Tantissimo. Quest’anno c’è tanta incertezza. Napoli, Inter e Atalanta spero che se la possano giocare tutte e 3 fino alla fine, anche se l’Inter ha qualcosa in più degli altri perché ha una rosa più profonda. Il Napoli mi da l’impressione di essere una squadra solida che bada poco allo spettacolo e tanto al risultato. Mi piacerebbe vedere più spesso il primo tempo di Genova. Una squadra dominate che gioca tanto nella metà campo avversaria. Ho visto una squadra aggressiva. L’Atalanta gioca allo stesso modo contro tutti. Il Napoli è una squadra che subisce poco. Quella di Buongiorno è un’assenza importante e se non si trova un sostituto all’altezza peserà".

L’effetto Conte? "Non avevo dubbi che con lui sarebbe stato un Napoli protagonista di questo campionato. Porta mentalità vincente. Usa il “noi”: nel calcio non si può vincere da soli ma tutti insieme, da squadra. Così i risultai arrivano".


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Francesco MannoFrancesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.
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