Sarnataro: "Il Napoli che sogno e la lezione da imparare. Virus aggressivo, è emersa una triste verità"

Il noto giornalista è intervenuto ai nostri microfoni per partecipare alla rubrica "Incubo Covid-19 e il Napoli che sogno".
Dario Sarnataro, noto giornalista del quotidiano Il Mattino e conduttore radiofonico di Radio Marte, è intervenuto ai nostri microfoni per partecipare alla rubrica "Incubo Covid-19 e il Napoli che sogno", un modo per condividere con i nostri lettori pensieri e riflessioni in questo drammatico momento per il nostro Paese a causa della pandemia coronavirus. E, perchè no, nel rispetto di tutti, aprendo al sogno di un ritorno alla normalità quanto prima, attraverso il fanciullo che è in tutti noi e che mai si stancherà di amare il calcio. Ecco quanto dichiarato da Sarnataro: "Qual è il consiglio-parere che mi sento di dare in questo momento e come vivo le mie giornata? Non sono un allarmista ma dobbiamo rispettare, rigorosamente, le regole che ci hanno indicato/imposto. Questo virus è aggressivo, subdolo e nessuno ne è esente a prescindere. Del resto se non rispettiamo le regole non ne usciremo più. Passo le mie giornate in famiglia, lavorando e leggendo libri, guardando serie tv e film. E sperando che l’uomo, che ha rovinato questo pianeta, impari la lezione rispettando di più sia la terra che i propri simili".

Domanda banale, ma necessaria: cosa ti ha insegnato o ti sta insegnando questo momento storico per l'Italia?
"In parte ho risposto prima. Sicuramente che in Italia abbiamo vissuto, stiamo vivendo, al di sopra delle nostre possibilità. Come dice un mio caro amico non è possibile che per un mese di stop, dopo 11 di produzione e lavoro, la nostra economia è già al tracollo. Vuol dire che non funzionava bene prima: è una triste verità. E del resto il costante debito pubblico lo testimonia. Viviamo tutti con vari beni di lusso, in chiara contrapposizione con la mancanza di lavoro stabile e remunerativo per tutti. Questo periodo mi ha però confermato che i valori sono altri da quelli dei soldi e del business. Esiste un tempo da dedicare a se stessi e al prossimo. Esiste soprattutto la necessità di non farsi prendere da stupide ansie quotidiane. E deve esistere un tempo maggiore per stare insieme alla famiglia e agli amici cari".
Messi e tanti altri calciatori hanno aperto al taglio degli stipendi a causa dell'emergenza. Altri ancora tentennano. Il tuo punto di vista.
"Mi sembra incredibile che ancora si pensi al tornaconto personale. Lo fanno i club. Lo fanno le aziende individuali dei calciatori. Assurdo non aver già preso una decisione. Assurdo che la Lega di serie A non abbia già fatto una mega donazione ad ospedali e bisognosi (per carità molti club hanno già donato e stanno donando). Ovviamente il discorso non vale per lo sport di base e per i calciatori dilettanti: quelli sì che soffrono se viene tagliato loro lo stipendio. Ma solo al pari dei lavoratori che sono già in cassa integrazione o che hanno subito tagli. Per non parlare del “sommerso” con tante persone che campavano con il nero".
Nel rispetto di tutti, ma facendo emergere il bambino che è in noi e che ama il calcio, che Napoli sogni guardando già al prossimo anno?
"Amo il calcio e spero torni presto. Non solo perché vorrebbe dire che l’emergenza sarebbe finita ma anche perché ha una funzione sociale di distrarre e intrattenere. Sogno un Napoli che, in virtù del bilancio in ordine rispetto agli altri (varrà?), si spinge in avanti e forma una squadra competitiva per vincere. Una mini rifondazione già iniziata a gennaio ma da compiere con l’acquisto di 1-2 grandissimi calciatori. E sogno un Napoli con un’anima, di personalità e che giochi un calcio divertente e offensivo".









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