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Sacchi commosso: "Alluvione? Stavo guardando Inter-Milan, è arrivato un ordine"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Sacchi commosso: Alluvione? Stavo guardando Inter-Milan, è arrivato un ordine

L'ex Ct della nazionale italiana ha parlato del momento del calcio italiano e del derby milanese in Champions.


Arrigo Sacchi, ex allenatore del Milan ed in passato Ct della nazionale italiana, è stato intervistato da Maurizio Crosetti per il quotidiano La Repubblica ed ha commentato sia l'alluvione che ha colpito l'Emilia Romagna, sia la Champions League, soprattutto l'Euroderby Inter-Milan. Queste le sue parole non senza commozione: "L’altra sera stavo ovviamente guardando Inter-Milan in tivù, ed è arrivato l’ordine di salire ai piani alti delle case per metterci al sicuro. L’ho fatto anch’io, immediatamente: qui bisogna essere in forma per forza".

Poi ha aggiunto: "Quando si arrabbia, la natura è sempre più forte di noi. A Fusignano scorre il Senio, che non sarà il Mississippi ma in questi giorni non c’è mica da scherzare. Stiamo vivendo un’alluvione che mi ha risvegliato quello che forse è il primo ricordo della vita: ho tre anni, e mi caricano sul tubo della bicicletta per portarmi a guardare il fiume che è uscito dall’argine. Rivedo quella scena perfettamente, in ogni dettaglio, come se fosse avvenuta poche ore fa. Ricordo i sacchi di sabbia, un muro per fermare almeno un po’ quel disastro".


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"Quanto ci sentiamo in pericolo? Alle sette di stamattina, qualcuno se l’è vista brutta. Io sono uscito verso le undici e la situazione era appena migliore. Qui basta spostarsi di quattro o cinque chilometri e tutto cambia. A Maiano Monti, il paese di Vincenzo Monti dove ci sono ancora i suoi famosi tigli, stanno più all’asciutto di noi. Ma se si va ancora oltre, un altro canale è esondato e si è mangiato cinquanta metri di sponda vicino a un forno, una cosa impressionante. A un certo punto volevo andare a controllare in che stato sono dei terreni che ho da quelle parti, però i carabinieri mi hanno bloccato".

Inoltre ha continuato: "Cosa vedo dalla mia finestra? Il fiume scuro e arrabbiato, a poche centinaia di metri da qui. A meno di dieci chilometri è uscito tutto. E non smette di piovere nemmeno per un minuto. Viene un nodo alla gola. Se me l'aspettavo? Siamo un Paese vecchio, dove prevenzione e merito sono parole sconosciute. In Italia nessuno sa fare squadra. Conosco Bonaccini, bravissima persona, ma in due o tre anni non si può rimediare a secoli di assenza. Nessuna cura delle sponde e della natura, tutto dovuto e va bene finché dura. Pensiamo di essere sempre i più furbi, invece siamo una nazione piena di debiti. Non c’è quasi mai un progetto, non c’è strategia, solo tattiche improvvisate: come nel calcio. Però è stata la mia fortuna: io facevo cose semplicissime, ma paragonate a quelle degli altri passavano per rivoluzionarie".

"Se sono riuscito a vedere il derby? Eh, ho portato il tablet al secondo piano, mi sono arrangiato, il segnale andava e veniva. Non che ci fosse un granché da guardare: una Ferrari contro una Cinquecento! Questo è il Milan, adesso, una squadra di ragazzi sconosciuti che fanno quel che possono. Ma anche così hanno vinto uno scudetto e sono arrivati in semifinale di Coppa dei Campioni: due anni fa, nessuno ci avrebbe scommesso un soldo".

Infine ha concluso: "Il calcio è sempre al centro dei miei pensieri, anche se vedo troppa individualità e troppo difensivismo: lo sport riflette sempre la cultura di un Paese. Giulio Cesare conquistò la Gallia con 50 mila guerrieri contro 5 milioni, perché sapeva fare squadra. Che grande allenatore di uomini! Forse avremmo dovuto inventare il gioco del calcio al tempo dei Romani: per lo meno, avremmo attaccato sempre".


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.

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