Sacchi: "Ancelotti è mio figlio. In Italia dobbiamo darci una svegliata"

L'ex tecnico del Milan e della Nazionale Italiana ha parlato alla Gazzetta dello Sport: "Se dico che lo considero mio figlio, spero che non si arrabbi. L'ho voluto io al Milan nel 1987".
Arrigo Sacchi nella sua intervista alla Gazzetta dello Sport ha parlato del rapporto con Carlo Ancelotti e dello sbarco del tecnico di Reggiolo al Real Madrid. "Sono felice di questo, significa che il nostro calcio qualcosa di buono lo produce. Conosco bene la mentalità del Real Madrid, di cui sono stato direttore tecnico. So che cosa chiedono a un allenatore: non vogliono la vittoria senza merito, non vogliono trionfare attraverso la furbizia come spesso si fa in Italia".
"Mi auguro che esportare allenatori sia un passo verso un nuovo calcio: se la Spagna, negli ultimi dieci anni, ha vinto sei Champions e sette Europa League, e l’Italia è ferma a zero, vogliamo darci una svegliata? C’è bisogno di un calcio più coraggioso", ha sottolineato.
Sacchi ha poi raccontato un retroscena: "Se dico che lo considero mio figlio, spero che non si arrabbi. L’ho voluto io al Milan nel 1987, anche se sapevo che aveva le ginocchia malmesse. Convinsi Berlusconi, gli dissi che con Ancelotti avremmo vinto lo scudetto. E in quella prima stagione ebbi modo di apprezzare le doti di umiltà di Carlo".






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