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Ribery: "L'Arechi è speciale. Ho fatto il furbo, Thuram e Zidane mi dicevano sempre una cosa"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Ribery: L'Arechi è speciale. Ho fatto il furbo, Thuram e Zidane mi dicevano sempre una cosa

Frank Ribery ha parlato della sua esperienza alla Salernitana rivelando alcuni retroscena sui compagni di squadra in Nazionale.


Frank Ribery della Salernitana, ai microfoni di DAZN ha parlato dello stadio che ospita i granata: “L’Arechi è un po’ speciale. Non è uno stadio troppo grande, ma si fa sentire: ti dà qualcosa di diverso rispetto a tanti grandi stadi che ho conosciuto nella mia carriera. I tifosi sono vicini ai giocatori, si fanno sentire dal primo all’ultimo minuto. Io faccio sempre il massimo per loro: fanno tanti sacrifici ogni settimana, portano la famiglia e i bambini allo stadio. Loro vivono per il calcio, anche io. Quando c’è un rapporto positivo con i tifosi sono contento. Quando faccio una buona partita vado a casa tranquillo perché so che la città, all’indomani, quando si sveglia parlerà della partita. So cosa significa per un tifoso vincere o perdere. Quando perdiamo sto malissimo perché so quanto ci tengono. Ho sentito fin da subito il calore della gente di Salerno, fin da quando sono arrivato. Mi ha dato la forza, la motivazione. Mi piace lavorare e dare il massimo, ma quando c’è anche questa vicinanza col pubblico, è questo che fa la differenza per continuare a lavorare e a credere nel nostro obiettivo”.


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Sulla mentalità: "Dopo 20 anni di carriera qualche acciacco si sente. Ho corso tanto, ho viaggiato tanto, ho giocato tante partite. Ma la fame, la mentalità e la passione rimangono: quelle o ce le hai o non ce le hai. È vero che oggi non vado più veloce come quando ero giovane. Però la mentalità resta. Io ho rispetto per la maglia, voglio che a fine partita sia sudata. Al mattino quando mi sveglio sono contento di andare all’allenamento. Quando giochiamo le partitelle in allenamento voglio sempre vincere: è fondamentale, questo significa avere mentalità, avere fame”.


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Rapporto con i giovani: "Mi piacciono i giovani quando sono intelligenti, quando ci credono, quando lavorano e hanno fame. Ne ho conosciuti tanti di talento, ma senza grinta. Io ai giovani cerco sempre di dare una mano e di aiutarli a diventare campioni. Ad esempio, per me Alaba è come un fratello: l’ho conosciuto a 16 anni e oggi è un campione. La prima volta mi ha visto con una bella macchina e un bell’orologio, gli ho detto ‘non pensare alla macchina e all’orologio, pensa a lavorare e a fare tanti sacrifici. Poi piano piano arriveranno la macchina, l’orologio e tutto il resto’. Lui è stato intelligente e oggi parliamo di un giocatore che ha vinto tanti trofei".

Poi aggiunge: "Anche Vlahovic ha la mentalità giusta, è uno che lavora duro. Nel 2006, quando ho giocato con grandi campioni in Nazionale, giocavo con giocatori di 10 anni più grandi come Zidane e Thuram. Ho fatto un po’ il furbo e ho osservato come si comportavano, perché erano grandi campioni. Thuram e Zidane quando ero giovane mi dicevano sempre ‘il tempo va veloce’, io gli dicevo ‘che dici’. Avevo 24 anni e non ci pensavo, poi quando te ne rendi conto hai già 35-36 anni. È vero, la carriera va veloce: per questo devo approfittare ogni giorno quando sono al campo ad allenarmi”.


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Gaetano Brunetti
Giornalista pubblicista dal 2012, ama da sempre il giornalismo. In passato ha collaborato tra l'altro con Cronache di Napoli ed Il Roma. Premiato alla 22° edizione dell'Oscar Campano del Calcio.
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