RETROSCENA - "Tornai alle 6 in albergo dopo la discoteca, l'allenatore si infuriò e..."

Il neo ct della Nazionale italiana ha rivelato un gustoso retroscena relativo alla sua esperienza in Nazionale da calciatore.
Roberto Mancini, neo ct della Nazionale Italiana, ha rilasciato un'intervista a GQ, rivelando un retroscena sulla sua esperienza da calciatore: "Nel 1984 eravamo a New York con la Nazionale e feci arrabbiare tantissimo Bearzot, visto che tornai in albergo alle 6 del mattino dopo essere stato in discoteca. Subisco in silenzio il peggior cazziatone della mia vita. Me ne dice di tutti i colori, che non ha dormito per la preoccupazione, che mi sono comportato come un somaro, che non mi chiamerà mai più, nemmeno se segnerò 40 gol a campionato.
Oggi mi comporterei come lui, né più né meno. All’epoca ero un figlio, oggi sono un padre; e quindi capisco perfettamente il senso di responsabilità che avvertiva, e che quella volta mi risultava misterioso. In realtà i tempi sono cambiati, oggi New York è una meta classica del turismo, tutti i calciatori ci sono stati più volte in vacanza, il senso del proibito è praticamente sparito. All’interno di una tournée capita che i giocatori chiedano al tecnico una serata libera, e che la ottengano: vanno al ristorante di moda, ma a mezzanotte sono di ritorno in albergo. È un altro professionismo.
Se ho mai trovato giocatori in discoteca? Nomi è inutile farne, e spesso chi si concede uno strappo alle regole non è quello conosciuto come più turbolento. Ne ho avuti di casi, altroché: sempre segnalati perché di mio non tengo i ragazzi sotto controllo. Do loro fiducia. Tanto, in allenamento si nota subito chi ha dormito bene e chi se l’è spassata. Anche fra i ventenni, che a volte si credono invulnerabili alle ore piccole. Una notte puoi anche mascherarla, due è impossibile.
Anni dopo l’episodio di New York, quando s’era ormai ritirato, incontrai Bearzot. Non feci in tempo a chiedergli nulla, fu lui ad assalirmi. 'Perché non mi hai chiamato per scusarti?'. Rimasi di sale. Non l’avevo fatto perché mi vergognavo troppo del mio comportamento, ed ero certo che lui fosse ancora furioso con me. Bearzot si mise le mani nei pochi capelli che gli restavano. 'Io aspettavo soltanto la tua telefonata per richiamarti in Nazionale. Ma senza le scuse non potevo fare niente, e così ti sei perso il Mondiale del 1986'. Volevo morire".







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