RETROSCENA - "Napoli derubato! Benitez? Allenamenti di un'ora. Quagliarella, Cavani e ADL..."

"Ci misi anche io del mio, quando mi dissero che non dovevamo presentarci alla premiazione mandai a fanc**o tutti e andai nello spogliatoio anche io".
Andrea Dossena, terzino di spinta classe 1981, originario di Lodi ed ex calciatore del Napoli, è intervenuto ai microfoni di calcio napoli 24. Ecco alcuni passaggi dell'intervista: "Benitez lavora bene in quel contesto di Liverpool, ho rivisto i problemi miei avuti in Premier in alcuni giocatori del Napoli sotto la sua gestione, come la condizione fisica non perfetta. Forse lui è abituato a lavorare in un altro modo, la cultura italiana del lavoro è diversa. In Inghilterra 1 ora massimo e tutti a casa, in Italia fin da giovani siamo abituati a lavorare tanto. Se in una macchina che metti sempre 100 litri di benzina poi ne metti 50 allora non ti renderà mai come quando ne metti 100 c’è poco da fare. E’ questo l’unico problema che ha avuto Benitez, poi lui ha vinto tantissimo e quindi non gli si può dire niente”.
Hai avuto qualche scambio di battute con lui o Reina quando arrivarono a Napoli?
“No, però con Bigon sì. Parlando con il ds dissi ‘cavolo siete andati proprio con pensieri opposti rispetto a mister Mazzarri’. Sapevo che al Napoli avrebbe incontrato delle difficoltà, lui è un manager inglese e al Napoli avrebbe dovuto adattarsi a certe situazioni come la struttura perfetta d’allenamento. Benitez viaggiava in un’altra direzione, mentre Reina ha accettato Napoli solo per lo splendido rapporto che aveva con il mister. Poi si è innamorato della città perché non innamorarsi di Napoli è un po’ difficile".
Arrivò in un Napoli molto sudamericano. Si parlava spesso all’esterno di una loro influenza e qualche battibecco con Quagliarella. Era vero?
“Era un Napoli molto particolare, noi eravamo sudamericani e i sudamericani erano napoletani (ride, ndr). Stavamo molto bene tutti insieme, è vero che c’era una loro influenza ma era un ottimo gruppo e la dimostrazione è nei risultati. Era difficile trovare un gruppo come il nostro c’erano le due fazioni: italiani e stranieri, ma eravamo tutti dei ragazzi eccezionali. Era difficile trovare giocatori che non si ambientavano nel nostro gruppo. Non ho mai visto litigi, poi se c’erano dei problemi tra di loro non so dirtelo, ma non mi sembrava”.
Edu Vargas venne accolto con grande entusiasmo al Napoli, fu semplicemente sopravvalutato?
“Era un buono giocatore, ma non una stella, forse è stato sopravvalutato prima. Se arriva con l’entusiasmo come quando arriva un Higuain allora è stata sbagliata la valutazione. Poi Mazzarri faceva giocare spesso i suoi come Sarri quindi se non eri veloce ad apprendere era difficile inserirsi”.
Il ricordo più bello a Napoli?
“Ci sono davvero tanti ricordi: la vittoria in Coppa Italia contro la Juve, la qualificazione in Champions, il 3-0 in campionato alla Juve, il 2-1 al Manchester City, la rimonta del 4-3 con la Lazio, sono davvero tantissimi”.
E invece il più brutto?
“Quello che cancellerei sicuramente è quello con il Chelsea, l’eliminazione in Champions in quel modo ha fatto davvero male”.
De Laurentiis che presidente era?
“Tutti mi hanno sempre disegnato De Laurentiis come un vulcanico, casinista e ingombrante, anche tanti ex che erano stati a Napoli prima di me. Per quello che posso dire io è stato un grande presidente, diceva le cose giuste che doveva dire, non era ingombrante, incitava la squadra, è stato completamente l’opposto di come l’avevano descritto tanti ragazzi che c’erano prima. Forse era merito di Mazzarri che riusciva a contenerlo o forse inizialmente non conoscendo il mondo del calcio si è poi ambientato. In quegli anni lì è stato un grande presidente, anche per come si è comportato in una situazione particolare come la Supercoppa di Pechino, è stato un gran signore”.
In quella finale di Pechino vinta per 4-2 dalla Juventus il Napoli non si presentò alla premiazione?
“Sono cose che le vivi, vivi un momento forte e ti senti derubato! Fai e dici cose che magari a distanza di anni o anche solo di 1 settimana non faresti alla stessa maniera, come ad esempio Buffon ha confermato che direbbe quel pensiero ma in termini diversi. Io a Pechino presi 2 giornate perché andai dal guardalinee a dirgli l’impossibile a fine partita. Ci misi anche io del mio, quando mi dissero che non dovevamo presentarci alla premiazione mandai a fanc**o tutti e andai nello spogliatoio anche io. Quando perdi bisogna sapere perdere, però quando ti senti derubato è dura. La Juve dice che l’arbitro doveva girarsi dall’altra parte per capire il momento, però il rigore c’era e allora no, se il rigore c’è viene fischiato. Certi momenti non riesci proprio a contenerti e sale tutta l’adrenalina, se a noi non buttano fuori Pandev la partita la vinciamo! Pandev è stato mandato fuori per aver mandato a quel paese il guardalinee e capita ogni domenica e non esiste che in quell’occasione viene espulso. Faccio lo stesso discorso di Buffon, non esiste e devi far finta di non sentire”.
Dybala, Cavani o Torres. Chi durante gli allenamenti ti impressionava di più?
“Cavani! Ma per qualità tecniche Dybala, aveva soltanto 18 anni al suo primo anno in Italia e arrancava fisicamente, ma non gli portavi mai via il pallone dai piedi e ti dribblava secco. Torres, invece, era quel giocatore che da un momento all’altro ti faceva la giocata pazzesca. Ma il veleno e la cattiveria che aveva Cavani in tutti i santi allenamenti fatti a Napoli penso di averli visto in pochissimi giocatori”.







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