RETROSCENA - "Mia Martini rinnegò la Juve per amore del Napoli. Ricordo che io e Maradona dovevamo..."

Palummella racconta: "È stata sfortunata nel trovarsi intorno persone cattive che non la capivano o la sfruttavano. Lei soffriva per questo e non lo meritava".
Gennaro Montuori e Mia Martini erano molto amici. Anzi anche di più, “quando Maradona ed io dovevamo raggiungerla ad un concerto, le dissi che Diego non sarebbe potuto più venire a causa di una botta presa in allenamento. E lei mi rispose dicendomi che l’importante era che allo spettacolo ci fossi andato io. Ecco, questa cosa ancora oggi me la ricordo e mi fece capire che persona speciale fosse Mimì e soprattutto che davvero mi voleva bene“.
Intervistato da VocediNapoli.it, Gennaro Montuori ha rivelato alcuni retroscena davvero unici che hanno riguardato il suo rapporto con la compianta Mia Martini e soprattutto relativi allo splendido feeling che la cantante aveva con la città di Napoli. “Amava la città ed era tifosissima della squadra azzurra. Per 5-6 anni ha seguito le partite venendo con noi in curva, persino in occasione di qualche trasferta. Molte volte nonostante aveva dei concerti in programma non rinunciava a venire allo stadio. Addirittura voleva investire alcuni milioni di lire per evitare che la società fallisse".
Poi un commosso Palummella racconta: “Ricordo ancora quella volta che disse, davanti a mia moglie, ‘ma come si fa a non innamorarsi di te’. Addirittura voleva chiedermi la cortesia di far venire al battesimo di mia figlia Enzo Gragnaniello e Roberto Murolo come ospiti. Cioè, Mia Martini che chiedeva il mio permesso per avere come ospiti due personaggi così importanti. Ecco il nostro rapporto era così, genuino, affettuoso e spontaneo“.
In particolare, è stato viscerale e passionale il legame tra Mia Martini e Napoli, sia città che squadra: “Andavamo a prenderla in vespa per portarla alle partite. Strinse amicizia con tante persone importanti tra cui anche dei calciatori, ma l’amicizia – quella vera e senza interessi – era quella tra noi due. Lei, da calabrese e amante della sua terra, riteneva che Napoli fosse la regina del Sud e anche per questo tifava per gli azzurri. Non le piaceva salire sul carro dei vincitori, perché era una donna umile. Una bella lezione per tutti quei meridionali che invece sostengono la Juventus“.
Poi, un pensiero è andato agli ultimi tempi prima della precoce scomparsa della cantante: “Era una donna speciale, leale e sincera. È stata sfortunata nel trovarsi intorno persone cattive che non la capivano o la sfruttavano. Lei soffriva per questo e non lo meritava. Qualche giorno prima della sua morte venne a mangiare il ragù a casa mia. Secondo me se fosse rimasta a Napoli si sarebbe liberata da tutto questo ed oggi sarebbe ancora viva. In fondo lei lo diceva sempre che si sentiva napoletana“.
Infine, l’aneddoto sui funerali dove la bara di Mia Martini fu avvolta con una bandiera del Napoli: “Si, fui io a fare in modo che questo avvenne. Lei amava la città e la squadra e quella cosa rappresentò un simbolo importante di questo rapporto così speciale. Ricordo ancora oggi di una trasferta a Cagliari con il Napoli, poco tempo dopo la morte di Mimì. Mia moglie ed io, in albergo, sentivamo ancora la sua voce. Quella voce meravigliosa e indimenticabile. Avevo capito che Mia Martini non ci avrebbe mai lasciato e sarebbe stata sempre con noi. Ricordi impressi nella pelle e nel cuore".







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