Report, Ruffo: "Juventus scesa a patti con gli ultrà, scelta coraggiosa andava fatta anni fa"

Il giornalista del programma della Rai ha parlato nel corso di una intervista rilasciata al noto giornale capitolino.
Federico Ruffo, giornalista di Report, ha parlato al Corriere dello Sport della denuncia della Juventus che ha portato all'arresto di diversi ultrà bianconeri: «Scelta coraggiosa e sacrosanta. Coraggiosa perché è un segnale chiaro, una rottura col passato. Sacrosanta perché è la cosa giusta da fare, ma - lasciamelo dire - andava fatta prima, quattro anni fa, quando - è agli atti - la dirigenza della Juventus è scesa a patti con i capi ultrà. Se agisci in un certo modo rischi di essere connivente».
Tra gli hater, anche in queste ore, c’è chi parla di complotto anti-Juve.
«L’Italia del calcio è divisa in due, da una parte i tifosi della Juventus e dall’altra gli anti-juventini; quindi è normale che sia così. L’ho vissuto sulla mia pelle. Ma quanto emerso va nella direzione su cui avevamo lavorato in quell’inchiesta. C’è in ballo la responsabilità oggettiva e le sentenze parlano chiaro: la Juve - e lo dico da juventino - aveva barattato con gli ultrà la tranquillità allo stadio in cambio della cessione dei biglietti. Quando gli ultrà vengono da te e ti dicono: o ci accontenti o ti sfasciamo lo stadio e te lo facciamo squalificare; devi solo fare una cosa: denunciare. Ricordo che nel 2006-07 Galliani denunciò gli ultrà del Milan per tentata estorsione».
Il rapporto dirigenze-ultrà si nutre di molte zone grigie.
«E’ un problema antico, che si è cristallizzato negli anni Ottanta quando gli ultrà hanno preso il comando militare delle curve. Non bisogna mai dimenticare che è una lotta di potere e di denaro».
Com’è la situazione nelle curve d’Italia?
«Pericolosa. Penso a quanto successo domenica sera nella curva dell’Inter, penso alle curve di Milan e Lazio. E dire che Lotito - per quanto antipatico possa sembrare - è stato uno dei pochissimi a chiudere la porta in faccia agli ultrà. Ci sta provando anche De Laurentiis, ma la sta pagando: il tifo è una cosa, la gestione economica della società un’altra».







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