Report, Ruffo: "De Laurentiis ci prova, ma la sta pagando! Situazione curve è pericolosa"

Il giornalista del programma Rai ha parlato nel corso di una intervista rilasciata al giornale sportivo capitolino.
Federico Ruffo, inviato di Report, ai microfoni del Corriere dello Sport, ha parlato della situazione dei tifosi nelle curve degli stadi italiani: «Pericolosa. Penso a quanto successo domenica sera nella curva dell’Inter, penso alle curve di Milan e Lazio. E dire che Lotito - per quanto antipatico possa sembrare - è stato uno dei pochissimi a chiudere la porta in faccia agli ultrà. Ci sta provando anche De Laurentiis, ma la sta pagando: il tifo è una cosa, la gestione economica della società un’altra».
Come se ne esce?
«Restituendo gli stadi alla gente perbene. Bisogna mettersi in testa che l’ultrà è un nemico del calcio. Qualche segnale c’è: durante Juventus-Udinese dell’anno scorso la curva scioperò per un tempo e venne fischiata dal resto dello stadio. Altrove, ad esempio in Inghilterra, avevano problemi serissimi di sicurezza e sono riusciti a risolverli. Oggi non ci sono più hooligan negli stadi inglesi».
Si picchiano altrove.
«Certo, ma a quel punto diventa un problema di ordine pubblico. Va poi risolto il problema della responsabilità oggettiva, ma una volontà vera non c’è mai stata. Vedo Lega e Figc scannarsi per i diritti televisivi, ma non vedo la volontà di discutere di responsabilità oggettiva negli stadi. Continuano a fare finta di nulla».
Ruffo, hai indagato su calcioscommesse e sui rapporti tra le società di calcio e la criminalità. Quali altre pentole vanno scoperchiate?
«Ci sono due grandi temi che vanno affrontati subito. Il primo è quello che riguarda i procuratori, le loro parcelle, i conflitti di interesse con i club, le società fasulle, i fondi sudamericani di cui non si sa nulla. Il secondo problema è quello dei settori giovanili, della tratta dei ragazzini, delle loro valutazioni assurde, delle plusvalenze taroccate per far tornare i conti. Il nostro calcio è molto più indebitato di quanto si pensi. Siamo dentro una bolla che prima o poi è destinata a scoppiare. Dobbiamo preoccuparci. Ben vengano operazioni come questa della procura torinese: segnano un prima e un dopo, da qui in avanti si può scrivere un’altra storia».







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