Report, Ruffo: "Calcio italiano, bomba destinata a scoppiare! C'è una tratta di ragazzini"

Il giornalista nella sua intervista sulle pagine del giornale capitolino ha messo in evidenza la situazione del calcio italiano.
Federico Ruffo, inviato per “Presa Diretta” e “Report”: l’operazione della Procura di Torino (12 capi ultrà della Juventus arrestati, 37 indagati) e i reati contestati - associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata - confermano che la tua inchiesta sui tifosi della Juve e la ’ndrangheta per “Report” è stata fondamentale per fornire una mappatura dei rapporti criminali e delle connivenze tra società e ultrà. Ecco quanto dichiarato al Corriere dello Sport: «C’è la soddisfazione professionale per un lavoro ben fatto, ma niente mi restituirà mai la serenità che mi è stata tolta dopo quell’inchiesta. L’odio e la paura fisica di quei giorni (Ruffo un anno fa è stato vittima di un attentato incendiario fortunatamente fallito, ndr) non li ho dimenticati».
Come se ne esce?
«Restituendo gli stadi alla gente perbene. Bisogna mettersi in testa che l’ultrà è un nemico del calcio. Qualche segnale c’è: durante Juventus-Udinese dell’anno scorso la curva scioperò per un tempo e venne fischiata dal resto dello stadio. Altrove, ad esempio in Inghilterra, avevano problemi serissimi di sicurezza e sono riusciti a risolverli. Oggi non ci sono più hooligan negli stadi inglesi».
Si picchiano altrove.
«Certo, ma a quel punto diventa un problema di ordine pubblico. Va poi risolto il problema della responsabilità oggettiva, ma una volontà vera non c’è mai stata. Vedo Lega e Figc scannarsi per i diritti televisivi, ma non vedo la volontà di discutere di responsabilità oggettiva negli stadi. Continuano a fare finta di nulla».
Ruffo, hai indagato su calcioscommesse e sui rapporti tra le società di calcio e la criminalità. Quali altre pentole vanno scoperchiate?
«Ci sono due grandi temi che vanno affrontati subito. Il primo è quello che riguarda i procuratori, le loro parcelle, i conflitti di interesse con i club, le società fasulle, i fondi sudamericani di cui non si sa nulla. Il secondo problema è quello dei settori giovanili, della tratta dei ragazzini, delle loro valutazioni assurde, delle plusvalenze taroccate per far tornare i conti. Il nostro calcio è molto più indebitato di quanto si pensi. Siamo dentro una bolla che prima o poi è destinata a scoppiare. Dobbiamo preoccuparci. Ben vengano operazioni come questa della procura torinese: segnano un prima e un dopo, da qui in avanti si può scrivere un’altra storia».







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