"Pochos", squadra di omosessuali a Napoli. Il capitano: "Sarri? Le offese sono altre"
"Quando ci fu la presentazione ufficiale della squadra, tre anni fa, mi scontrai con Cecchi Paone proprio su questo punto"

La collega del giornale IlNapolista.it, ha intervistato Giorgio Sorrentino, il capitano dei "Pochos", squadra di calcio composta da omosessuali che fa attività sportiva ad Agnano, al centro sportivo Pineta Verde. Ecco alcuni passaggi interessanti in relazione alla lite tra Mancini e Sarri.
Omosessuale e tifoso del Napoli. Cosa pensi dell'uscita di Sarri contro Mancini?
"Mi sono sentito offeso più come tifoso che come omosessuale! Ti spiego. Nella serie A ci sono 20 squadre, ogni rosa è composta da circa 30 giocatori, il conto è presto fatto, sono 600 in tutto. È possibile che su 600 giocatori di serie A non ci sia un omosessuale? È il sistema che non consente loro di venire allo scoperto, forse proprio le società. Mancini ha smosso un po' le acque perchè tutti, finora, hanno sempre insabbiato. Se vogliamo ci ha fatto un piacere perchè può essere l'occasione giusta per affrontare il problema. Ma deve partire dalle società il cambiamento e soprattutto dal livello più alto, dallo Stato. Possibile che noi e la Grecia siamo gli unici a non avere le unioni civili? Dai, siamo all'assurdo. Ora se la vogliono prendere con il Sarri di turno ma io, che gioco a calcio, capisco che in campo si crea un'atmosfera particolare, che la tensione è alle stelle ai livelli amatoriali, figuriamoci com'era martedì che giocavamo per la Coppa Italia, in casa, al primo posto in campionato! Il problema è che ci sono stati tanti altri episodi: Cassano, Tavecchio, gente che ha comunque discriminato. Diciamo la verità: Mancini ci ha marciato, ecco perchè mi sento offeso come tifoso. Il Napoli fa paura a tutti, siamo stati attaccati persino per i festeggiamenti. Sono polemiche per rompere l'entusiasmo dei napoletani".
Quindi non ti sei sentito offeso da Sarri?
"Ma no... Non credo affatto che le sue parole siano state dette in tono offensivo. È un linguaggio che ormai rientra nella vita quotidiana. Pensa: l'altro giorno stavo parcheggiando e il parcheggiatore abusivo mi ha fermato e mi ha detto "non la mettete laggiù, la macchina, che sono tutti ricchioni". Solo che io gli ho risposto che un ricchione lo aveva davanti: ero io! E lui giù a dire che non voleva offendere, che siamo brave persone. Ormai è una terminologia radicata. Poi non ho sentito il tono di Sarri e non lo conosco personalmente, figuriamoci, ma mi sento attaccato dai media come tifoso, non da Sarri. Si vuole far passare Napoli per quello che non è".
Che effetto ti fa il silenzio della società sull'argomento?
"Beh, magari non vogliono parlare per non alimentare la cosa, staranno valutando le scelte migliori da fare. Ma il punto è che secondo me possono approfittare di quanto accaduto per mostrare a tutti che non sono omofobi e che il calcio a Napoli è aperto a tutti. È un'occasione per scardinare il sistema che da troppo tempo ha fatto del calcio e dello sport in generale un luogo pieno di barriere. Potrebbero scendere in piazza con noi a favore delle unioni civili, per esempio, o incontrarci, per mostrare la loro apertura. Ripeto, però, mi aspetto molto di più dai livelli più alti, e soprattutto dallo Stato".
Qualcuno in queste ore ha scritto che un omosessuale non dovrebbe sentirsi offeso nel sentirsi definire "frocio", anzi, dovrebbe essere orgoglioso della sua scelta sessuale. Tu che dici?
"Se mi chiamassero "frocio", "ricchione" o "femminiello" non mi sentirei offeso. Mi sento offeso dal sistema: è quello che deve cambiare. Se non succede, queste terminologie resteranno sempre radicate. Il problema di fondo è quello, è inutile che ci giriamo intorno: se cambia il sistema, dall'alto, allora anche il resto cambia".
I Pochos accolgono anche eterosessuali?
"Certo che sì. Quando ci fu la presentazione ufficiale della squadra, tre anni fa, mi scontrai con Cecchi Paone proprio su questo punto. Io sostenevo che la squadra dovesse essere per omosessuali e non, che tutti potessero partecipare. Perchè sennò si rischia di mandare il messaggio opposto. Quindi anche nella nostra squadra ci sono componenti etero. Però non è che quando uno viene a iscriversi gli chiediamo l'orientamento sessuale: chi vuole far parte di questo progetto e sostenerlo è il benvenuto".
Soprattutto, Fabio Conti lancia un appello: "Cerchiamo sponsor che possano darci strutture e attrezzature per integrare nuovi atleti. Dopo gli avvenimenti di martedì abbiamo avuto molte richieste di ingresso nella squadra. Attualmente siamo 35 ma le richieste sono tante. Magari proprio il Napoli potrebbe sponsorizzarci e diventare il simbolo della lotta contro ogni forma di razzismo".
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