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Pizzul: "Sivori una volta mi fece una confessione su Maradona, aveva proprio ragione"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Pizzul: Sivori una volta mi fece una confessione su Maradona, aveva proprio ragione

Bruno Pizzul, storico telecronista, ha raccontato un aneddoto storico che riguarda il Pibe de Oro: "Omar mi parlò del giovanissimo Diego".


Bruno Pizzul, storico giornalista della Rai, è intervenuto ai microfoni de "I Tirapietre", programma condotto da Luca Cirillo e Donato Martucci, con la partecipazione di Francesco Capodanno, sulle frequenze di Radio Amore Campania. "Persone con cui ho legato nel calcio in carriera? E' imbarazzante per me fare nomi, ma per una questione di amicizia fin da giovanissimi, dico Dino Zoff, siamo cresciuti assieme e poi abbiamo preso delle strade che ci hanno tenuto sempre in contatto. Mi sono trovato magnificamente. Il suo erede? Dico Gigio Donnarumma, sta facendo molto bene, nonostante le bizze degli ultimi tempi per il rinnovo, ma nel calcio di oggi i procuratori fanno perdere l'aspetto romantico di questo sport. Zielinski? Già ad Udine aveva fatto vedere le sue grandi qualità, anche se era un po' fragilino. Poi ha una caratteristica che lo rende unico, la duttilità, dove lo metti si esprime al meglio in qualsiasi zona del campo. E' maturato sul piano del carattere e anche fisicamente, adesso ha preso in mano la situazione della sua squadra, sta facendo molto bene, chiudendo quei buchi che erano stati aperti con la partenza di Hamsik".


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Inoltre, Pizzul, aggiunge: "Stoccarda? Tra i momenti memorabili della mia carriera, non solo per la storica partita. Stoccarda, tipica città austera, fu trasformata dai napoletani come una specie di Fuorigrotta. E' stata una parentesi straordinaria con i tifosi del Napoli che si impadronirono della città rendendola allegra e gioiosa, al contrario di quello che sono realmente. Maradona? Non ho avuto contatti frequenti come avrei voluto, ma l'ho incrociato in parecchie circostanze. Ho apprezzato la sua disponibilità, ma ricordo in particolare quello che mi diceva Omar Sivori, incrociandomi poco prima degli inizi dei Mondiali in Argentina nel 1978, disse: "Bruno, noi abbiamo Menotti, lo chiamano flaco, ma dovrebbero chiamarlo loco, perché non ha convocato Maradona, che diventerà il più bravo di tutti. Prendi la matita e segnati questo numero". Quell'Argentina con Maradona poteva essere un'altra cosa. Telecronache? Non ho mai studiato nulla, sono sempre stato molto pigro. Ho sempre pensato che il calcio e lo sport debbano trasmettere emozioni, e l'emozione non può essere preparata o liofilizzata. Mi sono sempre fidato del mio istinto. "Op" per Baggio? Mi veniva spontaneo. Baggio risposta italiana a Maradona? Diego è stato definito in molti modi, ma un modo molto semplice ed elementare che io condivido è "unico", lui è inconfrontabile. Quello che riusciva a fare Diego non lo ha mai fatto nessuno. Come Diego anche Baggio aveva la capacità di trasmettere gioia a chi lo vedeva giocare, anche se ha avuto una carriera contrassegnata dagli infortuni, giocava con le ginocchia che gli facevano male. I due sono diversi, ma Diego è stato unico ed inconfrontabile. Scudetto? Questo potrebbe essere l'anno delle milanesi, l'Inter non gioca benissimo, ma continua a vincere, poi Conte li tiene sempre sul sentiero di guerra. La Juventus "finalmente" dice qualcuno è rimasta staccata, ma non bisogna mai fidarsi. Anche il Napoli e la Roma non sono tagliate fuori. Gli azzurri devono eliminare sbavature inattese che gli hanno tolto qualche punto, ma sta facendo bene. Il calciatore che mi ha fatto innamorare di questo sport meraviglioso? Quando ero ragazzino io c'era una squadra che andava per la maggiore, il Torino, Valentino Mazzola è stato il mio mito in assoluto. Ma di bravi giocatori ce ne sono stati tantissimi. Molti dei campioni del calcio erano campioni straordinari anche sul piano umano, oggi i calciatori sembrano tutti viziati che cercano fama e divertimento, ma ci sono tanti bravi ragazzi ed ottimi calciatori. Valentino Mazzola? Lui aveva questa capacità di tenere in mano le redini della squadra dal punto di vista degli equilibri interni, era un trascinatore. Il famoso quarto d'ora del Torino, il trombettiere che suonava la carica e Valentino Mazzola che si rimboccava le maniche per dare un segnale ai suoi calciatori. Salutatemi Napoli, una città che io adoro".


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Gaetano Brunetti
Giornalista pubblicista dal 2012, ama da sempre il giornalismo. In passato ha collaborato tra l'altro con Cronache di Napoli ed Il Roma. Premiato alla 22° edizione dell'Oscar Campano del Calcio.
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