Petronella Ekroth: "La Juventus era una prigione! Ci vietarono di parlare del caso stupro di Ronaldo"

Petronella Ekroth non è più una giocatrice della Juventus Women, la donna ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni della stampa svedese.
Petronella Ekroth non è più una giocatrice della Juventus Women, intervistata in patria dall'Expressen, Ekroth è tornata a parlare della sua esperienza in bianconera definita addirittura come una prigione per i diktat comunicativi e per come venivano a suo dire trattate le giocatrici. "Ho cercato di guardare le cose con una prospettiva più ampia, migliorando come calciatore e come essere umano. Alla fine ho fatto bene a restare anche se c'erano diverse cose strane. La mia visione di come trattare le persone è diversa dalla loro. Non credo che le calciatrici straniere fossero trattate come le italiane. Ci sono state situazioni in cui a volte mi sono chiesta se fossi a Candid Camera. Poi mi sono abituata. Capisco che ci siano diversi modi per gestire le cose ma alcuni di questi non vanno bene".
La donna ha parlato poi del caso del presunto stupro di Ronaldo: "Ci hanno vietato di parlarne. Siamo state zitte non lo abbiamo menzionato. L'unica cosa da fare era mantenere un basso profilo e lavorare per i valori del club. Mi sono chiusa molto in me stessa perché ho sentito che le mie opinioni non contavano. Mi è sembrato un po' come se fossi in una prigione. Non potevo davvero fare tutto ciò che volevo. Puoi mostrare un lato della medaglia, ma c'è molto di più che rimane nascosto, quello di cui purtroppo non si può parlare o mostrare e così via. Sei molto limitato in tante cose. Alcune che puoi fare e altre che non vanno bene. Ho sentito come se potessi perdere un po' di me stessa. È stato difficile".







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