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Pellissier: "Clivense? Ecco la gufata. Su Osimhen dico... sono campanilista"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Pellissier: Clivense? Ecco la gufata. Su Osimhen dico... sono campanilista

Sergio Pellissier ha parlato di Victor Osimhen mettendo in evidenza le doti dell'attaccante del Napoli: "Fin dall'inizio ho visto fosse fortissimo".


Sergio Pellissier, ex calciatore del Chievo, attualmente presidente della Clivense, ha rilasciato un'intervista ai microfoni dell'emittente napoletana 1 Station Radio: "La Clivense è vicina alla promozione in seconda categoria. Un pensiero? Ecco la gufata (ride, ndr). Abbiamo fatto bene, i ragazzi si stanno impegnando. Non conta tanto la terza categoria ma l'obiettivo è quello di fare bene, mi auguro però di centrare questo risultato importante. Non ho voglia di giocare, mi piace vederlo il calcio. Ho giocato così tanto che non mi è rimasta quella voglia, soprattutto per allenarsi. Magari riuscire a fare qualche spezzone di partita potrebbe essere interessante però".

Pressione nel calcio: quanto è importante l'aspetto mentale?


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"È fondamentale. Posso essere un esempio io: non credo di essere stato un fulmine di guerra, non ero il fenomeno, però nel mio piccolo avevo determinazione e voglia, che a volte superava quella del fenomeno. Non ho mai mollato e mi sono tolto tante soddisfazioni. Più gli altri mi ritenevano vecchio, passato ecc, avevo ancora più voglia di dimostrare quanto valevo, concludendo la carriera quando volevo io".

Cosa pensi di questa lotta scudetto?

"Molto bella, finalmente non c'è solo una squadra che vince, ma questa Serie A ti lascia con la suspense fino all'ultimo. Difficile anche capire chi può portare a casa lo scudetto, perché anche le piccole possono fare punti, ed è bello".

Il campionato è diventato mediocre o le squadre si sono equiparate?

"Non è mediocre. Si è livellato perché le grandi non sono più quelle di una volta. Si vede anche dai nomi. Non mi piace fare nomi, ma se prendi qualsiasi squadra attuale e la paragoni ad una di 10/15 anni fa c'è un abisso tra i giocatori. Una volta c'erano giocatori che avevano fatto la storia. I tempi sono cambiati, mentre ora un po' tutti hanno la possibilità di arrivare in Serie A. Tanti anni fa o eri forte o non giocavi".

Sugli anni delle sette sorelle

"Erano anni nella quale per giocare dovevi assolutamente conquistarti il posto. Più eri giovane più rischiavi di non  giocare. Ora è cambiata la cosa, i giovani giocano, i "vecchi" meno. In questo momento puoi anche bruciare i giovani, che magari non sono ancora in grado e rischiano di non far bene e perdere il loro treno. Io ho fatto la gavetta, ho preso le batoste dai più vecchi ed ho imparato. Quando sono arrivato non ero ancora pronto, ma ero pronto ad imparare". 

Un commento su Osimhen: come lo vedi questa stagione a Napoli? 

"Quando è arrivato avevo detto che mi piace tantissimo. Osimhen è completo, ha grosse potenzialità. È partito fortissimo nonostante non faceva troppi gol. Dopodiché si è fatto male, quando è rientrato poi non era lo stesso, ma quest'anno sta dimostrando la sua qualità. Bisogna dargli tempo. È giusto che uno si ambienti, anche se è un ambiente difficile Napoli. Osimhen è però un ottimo attaccante".

Credi che Osimhen sia il migliore attaccante della Serie A? Se non è lui, chi è per te?

"Io sono un "campanilista". Spero sempre che sia un italiano il più forte. Penso che Immobile sia in alto soprattutto a livello di gol. A me piace, è completo, e se lo metti in condizione è un attaccante eccellente. Ma se pretendi che faccia un lavoro non suo diventa normale. Mi auguro che possa far bene ancora".


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Gaetano Brunetti
Giornalista pubblicista dal 2012, ama da sempre il giornalismo. In passato ha collaborato tra l'altro con Cronache di Napoli ed Il Roma. Premiato alla 22° edizione dell'Oscar Campano del Calcio.
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