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Pavone: "Sono tarantino, ma da piccolo tifavo Napoli. I miei libri su Eduardo e Bagni"

Lo scrittore tarantino Giuliano Pavone ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di AreaNapoli.it parlando del suo amore per Napoli.


Francesco MannoFrancesco MannoGiornalista

15/04/2025 15:51 - Interviste
Pavone: Sono tarantino, ma da piccolo tifavo Napoli. I miei libri su Eduardo e Bagni
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Giuliano Pavone è uno scrittore tarantino innamorato della cultura napoletana. "Per diventare Eduardo" è il suo ultimo libro. L'autore ne ha parlato ai microfoni di AreaNapoli.it: "È la storia di un ragazzo del Sud che, nei primi anni 80, ha l’occasione di incontrare Eduardo De Filippo, che diventa il suo mentore".

"Si tratta sia un classico romanzo di formazione, in cui si segue passo dopo passo il percorso di un giovane verso la vita adulta, sia un omaggio al grande autore e attore napoletano. Perciò credo che si rivolga a tutti, perché chiunque si può identificare nel giovane protagonista, ma in particolare a chi abbia voglia di scoprire o riscoprire Eduardo, un gigante della nostra cultura la cui lezione è oggi più che mai attuale", ha aggiunto lo scrittore.


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Nel tuo libro c'è un riferimento anche all'epopea maradoniana. Come hai vissuto quei meravigliosi anni per tutta Napoli? "Io sono tarantino, e da piccolo ero fra i pochissimi nella mia città a tifare Napoli. La mia era stata una scelta originale e “coraggiosa”, visto che ai tempi il Napoli non era uno squadrone e aveva vinto molto poco. Questo coraggio fu ripagato qualche anno dopo, con l’arrivo di Maradona: oggi si dà per scontato il connubio Maradona-Napoli, ma all’epoca fu qualcosa di inimmaginabile, che andava anche al di là delle più sfrenate fantasie da tifoso. La mia prima volta al San Paolo – a sedici anni – fu il 10 maggio 1987: non male, no?!".

In quegli anni c'era anche Salvatore Bagni. All'ex "guerriero" del Napoli hai dedicato un altro lavoro letterario. "Sì: sono sempre stato molto legato a Bagni, uno dei calciatori “umani” più forti di quel Napoli: D10S era su un altro pianeta, in Bagni, invece, ci si poteva anche immedesimare. Ho quindi voluto dedicare un libro a Bagni (pubblicato da Garrincha, giovane e vivacissimo marchio editoriale napoletano) perché è stato un mio idolo di gioventù, ma anche perché è un personaggio interessante: aggressivo e rissoso in campo ma affabile e sorridente fuori, grande amico di Maradona, tuttora molto legato al Napoli e a Napoli…".

C'è un "nuovo" Bagni nel Napoli attuale? "Potrei dire Anguissa, per la fisicità e perché sa unire le doti da incontrista a quelle da incursore offensivo. Ma credo che, più di questo o quel calciatore, sia tutto il Napoli di quest’anno a somigliare a Bagni per lo spirito con cui affronta le partite".  

Cosa ha rappresentato per te Eduardo? "Un genio e un uomo di grande carisma. Uno che era in anticipo di svariati decenni. Una persona che a una lettura lucidissima e severa di tanti fenomeni umani ha saputo unire una grande empatia. Uno che aveva insieme una grande raffinatezza culturale e la capacità di arrivare a tutti, con modestia e semplicità. Infine, un artista che ha saputo usare Napoli come metafora del mondo e che di Napoli ha dato una rappresentazione lontana dal folklore e dai luoghi comuni". 

Vivi da tempo al Nord, ma sei legatissimo alla tua città d'origine Taranto e alla cultura partenopea. Dove nasce il tuo amore per Napoli? "Non saprei dirlo! Io mi reputo un “napoletano dentro” e mi riconosco molto nell’affermazione di Luciano De Crescenzo secondo cui la napoletanità non è un fatto anagrafico ma un aspetto dell’animo umano che chiunque, ovunque sia nato, può avere dentro di sé. Una mia nonna era napoletana, ma non credo che questo abbia avuto un peso. Piuttosto, è nata fin da quando ero piccolo una passione per la squadra di calcio e la città che con il tempo è cresciuta e si è caricata di significati sempre nuovi".  

Cosa rappresenterebbe per Napoli e per il Sud in generale un nuovo scudetto? "Io non credo tanto all’idea del successo sportivo che ha influssi benefici sulla sfera economica e sociale. Però credo che un nuovo scudetto lontano da Milano e da Torino contribuirebbe ad allontanare l’idea, a cui ormai ci stavamo rassegnando tutti, dopo più di vent’anni consecutivi di vittorie “a strisce”, che il calcio è solo roba dei superclub multinazionali, dimostrando che lo scudetto del 2023 non è stato solo una casualità". 

Da tarantino come hai reagito alla scomparsa di un club storico come il Taranto? "È una grande sofferenza. Il calcio tarantino è costellato di episodi tragici e fallimenti, ci abbiamo quasi fatto il callo, ma la cancellazione del club a campionato in corso è davvero troppo. Però la situazione era compromessa da tempo, e si vivacchiava senza prospettive da anni. La speranza è quindi che da questo “anno zero” possa partire una nuova fase più promettente ed entusiasmante, un po’ come è successo al Napoli dopo il fallimento". 

I tuoi progetti per il futuro. "Per il momento continuare a promuovere “Per diventare Eduardo” e “Bagni – Alla guerra col sorriso”: i libri non basta scriverli, bisogna anche presentarli, interagire coi lettori, ed è una cosa che faccio molto volentieri. Fra l’altro, negli ultimi giorni di maggio farò una nuova serie di presentazioni nelle zone di Taranto e di Napoli. Ma ho anche diverse idee per nuovi libri, ed è molto probabile che io torni a parlare di calcio e di Napoli…".

(C) RIPRODUZIONE RISERVATA


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Francesco MannoFrancesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.

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