Pavarese: "Coronavirus? Una partita in casa, ho fatto una scoperta! Il Napoli che sogno, Messi e il Toro..."

L'ex dirigente di Napoli e Torino è intervenuto ai nostri microfoni per commentare l'emergenza coronavirus in relazione al calcio e al Napoli.
Sono settimane drammatiche per la nostra Italia, in ginocchio per la pandemia coronavirus. Parlare di calcio, considerato il numero di vittime che piange il nostro Paese, può risultare fuori luogo, tuttavia, nel rispetto di tutti, vogliamo provarci per non perdere il contatto con il "gioco", in senso lato, con il "sogno", con la "proiezione". Un pensiero positivo per calamitare l'arrivo del nuovo "giorno", quello in cui tutti torneremo a riveder le stelle, come dice il poeta. Abbiamo chiesto a giornalisti e personaggi del mondo dello sport di raccontarci come stanno vivendo l'emergenza. Una sorta di richiesta al fanciullo e al tifoso che è in ognuno di noi: qual è il Napoli che verrà? "Incubo Covid-19 e il Napoli che sogno", questa la nostra rubrica. Ospite di oggi, Gigi Pavarese, ex dirigente di Napoli (e Torino) negli anni d'oro di Maradona.
Assodato che il calcio in questo momento non è la priorità, come vive le sue giornate?
“Ho la fortuna di avere un giardino e ne faccio tesoro. I danni di questa pandemia li vedremo tra qualche mese. Me ne sto a casa e se esco è solo per andare a fare la spesa o attività consentite come da decreto. Guardo molte partite, vecchie registrazioni, consulto wyscout per tenermi informato e per portarmi un po’ avanti con il lavoro. E poi ho fatto una scoperta in questa forzata quarantena: il grande carattere di mia figlia, che tra qualche mese prenderà la laurea in Scienze delle Comunicazioni, e poi anche alcune sfumature tendenzialmente ipocondriache, ma non è la sola. Quando rientro, ad esempio, la mia famiglia mi sottopone ad una disinfezione totale (ride, ndr)”.
Domanda banale, ma necessaria: cosa le ha insegnato o le sta insegnando questo momento storico per l'Italia e che consiglio/parere sente di dare al di là delle leggi e regole varie?
“Noi che amiamo il calcio dobbiamo interpretare questo drammatico momento come una partita decisiva. Tra l’altro abbiamo la fortuna di giocarla in casa, tra le mura amiche. E per questo non possiamo perdere, davanti al nostro pubblico non si può: ne va del presente e del futuro delle nostre famiglie. Dobbiamo essere concentrati e rispettare quel che ci viene detto. Siamo uomini di calcio, pensiamo ai ragazzi, al loro avvenire. E’ il momento di dimostrare che tutti siamo in grado di fare la nostra parte, come una squadra unita che al tempo stesso sa fare il tifo per medici, infermieri, paramedici e personale ospedaliero. Mio nonno mi raccontava le peripezie e i sacrifici affrontati nel secondo dopo guerra. La mia generazione ha superato il terremoto: io all’epoca non ho subito perdite o danni per fortuna, ma anche la mia famiglia diede una mano agli altri. Oggi ci viene chiesto di stare sul divano. I sacrifici da fare ci sono e ci saranno nei prossimi mesi, ma se permettete, con maggiori comodità. L’importante è che nessuno venga dimenticato”.
Messi e tanti altri calciatori dicono "no" al taglio degli stipendi a causa dell'emergenza. Il suo punto di vista…
“Giudico Messi per le donazioni che ha fatto in tutta la sua vita. Gli stipendi, invece, sono accordi con le società. L’associazione calciatori deve raggiungere un accordo con i club. Mi sembra evidente che serviranno aiuti governativi quando ci sarà la ripresa. Almeno dal punto di vista fiscale per respirare un po’. Auguriamoci che si addivenga ad un patto che faccia felici tutti. E poi sono felice che ci siano tanti calciatori in prima linea in questa emergenza. Non dimentico quanto fatto da Insigne, ad esempio. Quanti ce ne sono che donano e non dicono nulla. Vanno lodati e io ne conosco tanti”.
Nel rispetto di tutti, ma facendo emergere il bambino che è in noi e che ama il calcio, che Napoli sogni guardando già al prossimo anno?
"Innanzitutto un appello ai dirigenti del calcio: si preoccupassero di garantire la regolarità della prossima stagione per partire in tranquillità, evitando carte bollate. Da sportivo mi auguro una ripresa di questa stagione in corso, sicuramente in maniera soft. Quanto al sogno, cosa dire, sono Ultrà del Napoli e spero che questi giorni di clausura abbiamo portato in De Laurentiis la voglia e la determinazione di mettere a disposizione di Giuntoli quella parte economica necessaria per migliorare questa squadra con Gattuso leader. L’importante è che si crei armonia tra squadra e tifoseria. Chi arriva deve essere degno di indossare una maglia gloriosa, bella e pesante".
Per concludere, lei che ha lavorato con Torino e Napoli, qual è il mix ideale e perfetto?
"La mia formazione è questa: Marchegiani, Ferrara, Cravero-Renica, Francini, De Napoli, Fusi, Alemao, Pecci, Lentini, Maradona, Careca. Giocherei con un 3-3-4. In panchina Bucci, Giuliani, Bruscolotti, Corradini, Ferrario, Carnevale, Martin Vazquez, Scifo, Crippa, Ferrante e Giordano che considero uno dei migliori calciatori italiani di sempre, al pari di Roberto Baggio. All. Bianchi-Mondonico".
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