Pastore: "Stanotte a Napoli, non aspettavano altro per vomitare il solito attacco a Saviano"

Rosario Pastore, giornalista, ha commentato quanto sta accadendo sui social dopo la messa in onda di "Stanotte a Napoli", programma di Alberto Angela.
Rosario Pastore, giornalista, attraverso facebook ha espresso il suo parere sul dibattito che ha generato il documentario "Stanotte a Napoli" andato in onda ieri sera sui canali Rai: "In tanti, da ieri sera, hanno preso spunto dalla grande bellezza regalataci da Alberto Angela nel suo stupendo programma sulla nostra città per vomitarci addosso il solito, scontato attacco a Roberto Saviano e a Gomorra. "Ecco la vera Napoli - hanno proclamato -. Quell'altra roba è tutta falsità e la voglia insana di gettarci escrementi addosso". Insomma, la tesi di chi si diverte ad attaccare lo scrittore-giornalista con un pizzico (o tanta) malafede, solleticando i sentimenti di chi vuole sentirsi sempre rassicurato con l'asserzione che viviamo, alla maniera del "candidiano" Pangloss, nel migliore dei mondi. E dimenticando, o fingendo di dimenticare, che lo stesso Angela, all'inizio di "Stanotte a Napoli", aveva avvertito che la città ha luci ed ombre, bellezze e brutture. Lui ha preferito parlare delle prime senza voler nascondere che esistono anche le seconde. Napoli è piazza del Plebiscito (o Largo di Palazzo, com'è stato ricordato) e il teatro San Carlo; è il Castel dell'Ovo e Palazzo Reale; è il Museo di Capodimonte e la Galleria borbonica. Ma è anche Secondigliano e Ponticelli; San Giovanni a Teduccio e Barra; le periferie ad est e quelle al sud. Ignorare questo aspetto è il modo più classico di dare un calcio alla realtà di un luogo splendido e dolente, gioioso come la più allegra delle commedie e oscuro come la più drammatica delle tragedie".
Poi ha aggiunto: "Smettiamola una buona volta di vestirci (o travestirci) da candide verginelle. Sergio Siano, un artista autentico della fotografia, ha scritto una cosa molto vera, lui che è nel pieno diritto di farlo. Ha scritto: noi che diciamo di amare la nostra città, siamo i primi a deturparla, accettando che le strade vengano svillaneggiate da scritte infami sui muri o che le strade vengano deturpate gettando a terra ogni sorta di porcheria. A cominciare, aggiungo io, dai mozziconi. Se ci scandalizzassimo ipocritamente un po' di meno per le sacrosante denunce sulla malavita che, purtroppo, c'è ed è sempre più pericolosa, e trovassimo il modo, ciascuno nel suo piccolo, a comportarci più civilmente, faremmo davvero onore a quella che, ha ricordato ancora Angela, è una delle località più belle del mondo, un luogo che gli intellettuali del Grand Tour, a cominciare da Goethe, nel '700 e nell'800, mettevano al primo posto nei loro processi di esperienza e conoscenza".








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