Pastore: "Sono sconvolto, il mio amico Mura stroncato da un attacco cardiaco: è atroce"

Rosario Pastore, giornalista, ha parlato della scomparsa di Gianni Mura, attraverso un post pubblicato su Facebook.
Rosario Pastore, giornalista, ha ricordato Gianni Mura, scomparso quest'oggi, attraverso un commovente post sul suo profilo Facebook: "Sono sconvolto. La notizia che il mio amico, il mio collega, il mio Maestro (anche se meno anziano di me) Gianni Mura è stato stroncato da un attacco cardiaco è atroce. Mai mi sarei aspettato che dovessi essere io a piangerne la morte e non il contrario. Se ne è andato un grande del giornalismo, non solo sportivo, il più grande da quando giganti come Indro Montanelli, Giuanbrerafucarlo e pochi altri sono venuti meno alla nostra ammirazione, alla nostra deferenza, al nostro profondissimo rispetto. Ho ricordi incredibilmente vivi di Gianni, che frequentavo quasi quotidianamente quando lavoravo a Milano. Rammento un episodio, fra gli altri. Accadde quando Nereo Rocco, con decisione improvvisa, ufficializzò il divorzio dal Milan. Mura scriveva per il Corriere d'Informazione, io per La Notte, entrambi giornali del pomeriggio, ovviamente concorrenti sulla piazza di Milano. Il paron si era chiuso in casa, noi cronisti eravamo per strada, sotto il palazzo dove abitava, in attesa di avere qualche sua parola, qualche sua dichiarazione. Di fronte al prolungato silenzio di Rocco, gli altri se ne andarono. Ed anche io e Gianni fingemmo di imitarli. E invece... Invece, un quarto d'ora dopo ci ritrovano tutt'e due davanti alla porta di casa del tecnico triestino, con una bottiglia di buon vino in mano, da portare al paron come segnale di pace. Il grande Nereo ci aprì e io e Mura fummo gli unici, il giorno dopo, ad essere in grado di pubblicare le sue parole. Per poco tempo, in seguito, ci ritrovammo a lavorare nella stessa redazione, quella sportiva del giornale "Occhio" diretto da Maurizio Costanzo, prima che lui passasse a Repubblica e io alla Gazzetta. Ricordo, poi, la mitiche serate a scopone scientifico. Anche qui, Gianni era un professore. E quando, al termine di un lungo ciclo di partite, mi disse che anch'io me la cavavo, per me fu come aver conseguito una laurea in scoponeologia, e scusate il ridicolo neologismo. Per non parlare delle partite di scopone durante il mondiale spagnolo dell'82, con me e lui in coppia contro niente di meno che Brera e Soldati, il regista-scrittore che scriveva articoli da opinionista per il Corrierone".
Poi aggiunge: "Ma torniamo all'immenso giornalista. Chi non ha letto almeno una volta nella vita la rubrica "Sette giorni di cattivi pensieri" che Mura teneva sulle pagine sportive di Repubblica? Un esercizio di vita, un concentrato di pillole di saggezza, con un voto per i buoni e per i cattivi. Era un grande amante del ciclismo e le sue cronache dal Giro e dal Tour erano da incorniciare. E poi, la sua rubrica sul Venerdì di Repubblica, con le recensioni ai ristoranti d'Italia, con gli chef che sognavano una sua visita, cosa che li avrebbe resi ancor più famosi. E i grandi avvenimenti, mondiali ed europei (ma lui seguiva anche le Olimpiadi e i più prestigiosi avvenimenti di atletica leggera e di ogni altra specialità), vissuti assieme e dove era possibile apprezzare il suo infaticabile impegno. Ma al di là di questi stratosferici meriti giornalistici, io piango la scomparsa di un Uomo Vero, uno col quale avevo ultimamente frequenti contatti sulle nostre mail. Si trattava di scambi di notizie e opinioni che facevano più lievi le mie lunghe giornate. Addio, Gianni Mura e, come tu mi hai insegnato a scrivere, che la terra ti sia lieve...".







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