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Papa: "Festa per Insigne, pacchianata terrificante: SSC Napoli senz'anima, due episodi assurdi"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Papa: Festa per Insigne, pacchianata terrificante: SSC Napoli senz'anima, due episodi assurdi

Antonio Papa, giornalista, ha commentato la "festa" d'addio per Lorenzo Insigne che ieri ha disputato la sua ultima partita da capitano del Napoli al Maradona.


Antonio Papa, giornalista di Canale 21, ha commentato quanto accaduto ieri al Maradona tra la vittoria del Napoli sul Genoa e la festa d'addio al capitano Lorenzo Insigne, all'ultima in maglia azzurra nello stadio di Fuorigrotta. "Voi dovete diffidare di quelli che vogliono parlare di pallone attraverso i numeretti. Anzi, fate una cosa: non ci parlate proprio di pallone con loro. Le tabelline, le medie gol, gli expected goals, il rapporto fra tiri in porta e gol segnati. Alla fine è un po' come tutte le scoperte del mondo contemporaneo: tutta roba utilissima se usata nel modo giusto, ma nelle mani sbagliate può diventare un'arma molto pericolosa, mman e sciem semplicemente un'occasione in più per inquinare i pozzi. Dico questa cosa - spiega -  perché spesso vedo gli amanti di Insigne rispondere ai detrattori di Insigne con la stessa moneta, quindi provando a fargli capire Insigne attraverso i numeri. E secondo voi per questi scienziati qua conta qualcosa se Lorenzo ha messo il piedino in mezzo gol a partita nelle 432 (!) partite che ha giocato col Napoli? Secondo voi per loro conta qualcosa se ha contribuito a un quarto dei gol che ha segnato il Napoli negli ultimi 10 anni? No, non conta niente, perché i numeri servono a chi vuole dimostrare qualcosa e quindi troveranno sempre un altro numeretto per contrastare il vostro numeretto per portare acqua al loro mulino. Levate occasione, sentite a me, parliamone tra di noi. Tanto vale sempre la storia dello scemo che ti porta sul suo terreno e ti batte per esperienza. E quello "stadio" là, come sempre, di tifosi ne tiene pure troppi". 


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"A proposito di tifosi e di pubblico - aggiunge - io mi soffermerei su questo dato qua, l'unico che conta davvero. 50mila spettatori per una partita che (per il Napoli) contava meno della mia lotta per il quarto posto al Fanta. In altre occasioni di paganti ne avrebbe fatti 50 senza mila, ma ADL sa pure quando deve morire quindi ovviamente ha capitalizzato alla grande. Ci torneremo. Intanto c'erano 50mila cristiani al solo scopo di salutare il capitano: tutta gente che ha capito. Magari non tutti, per molti era puro e semplice affetto per una colonna di 10 anni della nostra vita, ma molti sicuramente sapevano. Sapevano perché Lorenzo Insigne è stato così importante per la loro squadra, per la nostra squadra. Sapevano perché Lorenzo Insigne è diventato imprescindibile praticamente per tutti gli allenatori siano passati da queste parti dopo Mazzarri, e non mi sembrano certo degli scemi (spoiler: no, non era un gomblotto per lo storytelling del napoletano che ce la fa a Napoli, anzi). Sapevano il contributo che ha dato questo ragazzo alla sua causa, alla nostra causa. Contro tutto e tutti, perché se sei un napoletano brillante che ce la fa da solo sei un napoletano "atipico" per quelli di fuori e sei atipico pure per quelli di dentro che nella vita no, proprio non ce la fanno, e per questo non ce la fanno neanche a capire perché ce la faccia lui. Quei 50mila allo stadio - e a casa erano decisamente di più - erano lì per salutare l'Insigne uomo, oltre che l'Insigne calciatore. Non è stata sempre rose e fiori, non è stato sempre ineccepibile nei comportamenti e negli atteggiamenti, per non parlare poi della scelta finale di andare a fare il non-calciatore in un non-campionato, per la quale ho già sprecato troppe parole. Ma, appunto, è un uomo. Un uomo che è cresciuto insieme a noi, un uomo che ha dato tanto e tanto ha ricevuto, specialmente in questa sua ultima dove perfino il regalone di Fabbri che gli ha fatto ripetere il rigore è sembrato un atto dovuto. Del resto era la sua festa e la posta in palio non sembrava interessare neppure al Genoa, che ha fatto veramente di tutto pur di retrocedere.


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Infine ha concluso: "Ecco, la festa: su quella possibilmente stendiamo un velo pietoso. Una pacchianata terrificante, una roba senz'anima organizzata da gente che l'anima non ha mai dimostrato di averla. Tutto grottesco, dai fotografi ostacolati (di proposito o semplice inettitudine?) ai fischi che uscivano dagli altoparlanti per coprire i cori contro il presidente. E poi la scelta di tempi e modi a quell'orrenda coppa modello caneargiento che urlava "mo liberati di questo mamozio come noi ci siamo liberati di te" e per la quale sono riusciti a farsi ridere dietro pure all'estero, estero di cui abbiamo una diapositiva. Tutto freddo e asettico come una società che ormai neanche più con i risultati riesce a mascherare l'imbarazzante superficialità mista ad approssimazione, a tutti i livelli. Un cinepanettone che come i cinepanettoni non si porta più da una vita e come le cose che non si portano più andrebbero fortemente rinnovati o semplicemente sostituiti con qualcosa di più fresco e più attuale. E mi fermo qua, che già ho parlato troppo".

FOTO ALLEGATE - Insigne, ultima gara al Maradona (6 immagini)

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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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