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Paoletti: "Spalletti favorito, può arrivare in finale di Champions: viste le quote?"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Paoletti: Spalletti favorito, può arrivare in finale di Champions: viste le quote?

Paolo Paoletti, giornalista, ha analizzato i sorteggi dei quarti di Champions League con i relativi e possibili intrecci per le semifinali.


Paolo Paoletti, giornalista, ha commentato il sorteggio di Champions League. Queste le sue parole: "La fortuna accompagna le italiane: Spalletti favorito, può arrivare in finale. Snai banca il Napoli a 4,75. Davanti solo il City a 3.50. Milan ultimo tra le 8: basta provincialismo, ad ognuno meriti e responsabilità. Milan-Napoli e Benfica-Inter, questo l'esito per le 3 italiane nel sorteggio a Nyon per i quarti di Champions League. Le altre sfide saranno Real Madrid-Chelsea e Manchester City-Bayern Monaco. Decise anche le semifinali: per le italiane, vincente di Milan-Napoli contro vincente di Benfica-Inter. L'andata dei quarti si disputeranno l'11 e il 12 aprile; una settimana dopo, il 18 e il 19, i ritorno. Le date delle semifinali a breve, finale a Istanbul il 10 giugno".


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E poi: "Meglio di così non poteva andare! Il Benfica, che ha eliminato la Juve nel girone, è avversario abbordabile per l'Inter. Meglio ancora è andata al Napoli, se è vero come è vero che già in campionato gli azzurri hanno battuto i rossoneri a San Siro 2-1, con un di po' di fortuna (traversa allo scadere di Kalulu a Meret battuto) che non guasta mai. Cominciò allora la cavalcata del Napoli, che oggi vede il Milan indietro di 20 punti in campionato. Spalletti si fa schermo: "Nei giorni scorsi ho letto che PSG e City fanno fatica ad arrivare in fondo perché manca loro esperienza in questa competizione. Se ciò è vero allora il Milan è favorito per la vittoria finale. Chi dice che siamo dalla parte facile del tabellone? Perché non si fa questo discorso anche con Milan, Inter e Benfica? Noi conosciamo bene il Milan, hanno avuto delle difficoltà, ma adesso hanno superato il momento grazie alla bravura del loro allenatore. Affronteremo un grandissimo avversario".  


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Quindi ha proseguito: "Lucio fa il suo lavoro, cerca di spegnere facili entusiasmi nei giocatori e tiene a bada l'ambiente. Un 'giochino' noto, esattamente come quello proprio da lui rimproverato a Guardiola, il quale asserisce che il Napoli è favorito per la vittoria finale. Personalmente avevo scritto con convinzione che il Napoli poteva e doveva arrivare alle semifinali, adesso la finale è possibile e alla portata. E ad Istanbul, in gara secca, tutto diventa possibile per chiunque. Ieri avevo diviso le otto rimaste in lizza in due gruppi, quello sulla carta più forte con Real, City, Bayern e Chelsea e quello degli outsider con le 3 italiane ed i portoghesi.  Il sorteggio ha diviso le contendenti proprio così, assicurando la finale ad una delle squadre di ogni gruppo". 

"Tra gli outsider il Napoli può e deve farcela. Perché il Milan è inferiore e ci sono 180' in Champions + il ritorno in campionato per confermarlo. E tra Inter e Benfica, resterà comunque un avversario alla portata, nonostante la sconfitta di inizio anno a Milano. Come dice Spalletti bisogna essere coerenti: o ciò che dicono tifosi e critici non conta niente MAI, oppure le quote SNAI appena uscite dopo il sorteggio confermano il ruolo di possibile finalista del Napoli.  Prima di Nyon gli azzurri erano bancati a 8, dopo il sorteggio sono scesi a 4,5; solo dietro la vittoria finale del City pagata a 3,50. Mentre le stesse quote vedono il Milan ultimo tra le otto rimaste , pagato addirittura a 20. Chi banca scommesse, ovvero soldi, tanti soldi, capirà qualcosa? Ed eccoci all'argomento di fondo di questa stagione del Napoli, dei suoi tifosi, che sono solo parte - ma rumorosa - dei napoletani, ma anche di quel sentimento che spesso affligge tutto il popolo di questa Grande Città, oggi ridotta maluccio, ma Capitale d'Europa nel Settecento al pari di Parigi, rilanciata negli Anni Ottanta dai 4 Ministri: il provincialismo, rovesciato".

"Parte dei nostri concittadini ne sono ammalati, succubi di un revisionismo ad uso e consumo della storia, per sfuggire il peso della responsabilità, del ruolo, del nostro Destino. Si evidenzia ogni volta che Napoli è all'attenzione dell'Italia e del Mondo. Ogni volta che c'è da giocarsi la faccia, il cuore, l'anima. Ogni volta che i fatti ci mettono di fronte un grande obiettivo, la vittoria, il trionfo o la disfatta. In queste condizioni scatta il velo del provincialismo, che io definisco rovesciato. Perché?"

"Il problema sta nel non vedere le cose. Nel non volerle vedere. L’antidoto? Esplorare con serietà e verità il proprio tempo. Serve infatti non avere paura di ciò che ci si pone di fronte, in qualunque situazione e nonostante la condizione in cui ci si trova. Se la lingua esprime il carattere di un popolo, e la lingua napoletana ne è prova, l'italiano che fu di Dante, rivela il provincialismo di un paese anche idiomaticamente gregario e affetto da un pernicioso complesso di inferiorità. Con tutti gli inglesismi soprattutto burocratici che ancora oggi ci affliggono, celando la voglia di non farsi capire. Per fortuna non nei giovani".

"Il provincialismo, infatti riguarda in particolare i Sessantenni, la mia generazione; occupa la mente di coloro che non riescono ad andare a fondo delle cose, ricordandoci come provincialismo sia, in fondo, mancanza di capacità analitica, di coscienza critica. Che diventa 'provincialismo rovesciato' nella mancanza di umiltà, che addossa nostre colpe sempre e comunque ad altri. Si propone di frequente nelle buffe passerelle, come avviene agli abitanti in provincia che si recano in grandi città, con trionfi di solipsismi (da Treccani... fin dall’Ottocento inteso, come empirismo individuale, fondamento di ogni forma di conoscenza)".  

"Un modo per asserire che si ha sempre ragione, che si è sempre nel giusto, e se le cose vanno male la colpa e certamente di altri. Restando alle piccole cose del calcio, piccole... se il Napoli non ha vinto tanti scudetti è perché qualcuno li ha rubati, gli arbitri non ci possono vedere, il Sistema è succube dei potentati, i giornalisti sono il male di tutti i mali! Ma giammai perché siamo stati inferiori, non all'altezza, meno bravi di altri. Proprio nel fare ed essere Sistema, ad esempio! Italo Allodi, infatti, chiamato proprio per questo, arrivò e diede lezione: "scudetto in 2 anni" e così fu. Roberto Fiore, con Sivori e Altafini lo sfiorò. Anche Ferlaino, prima con Vinicio, poi con Marchesi e Antonio Juliano. Erano mancati il miglior giocatore del Mondo ed il miglior manager italiano. Che poi arrivarono con coraggio, sfrontatezza, orgoglio, arrivismo!"

"Adesso il Napoli ha vinto a mani basse - meritandolo sul campo - il campionato.  Innanzitutto per due grandi motivi. Primo: il campionato è mediocre. Lo era anche quando vincevano Juve, Inter e Milan. Perché il calcio italiano è passato da essere meta di arrivo a stazione di passaggio. Dall'importare Campioni del Mondo alla ricerca di promesse che possono diventare campioni; ed in questo, recentemente, ADL/Giuntoli hanno saputo essere più bravi e fortunati di tutti in questa ricerca (Osimhen e Kvara...) Secondo: i potentati sono in fase di riassetto con la cessione dei club a gruppi stranieri che devono capire tutto o quasi in Italia. Lo scudetto dell'Inter è quindi addebitabile al 'duo reggente' Marotta-Conte e quello del Milan a Maldini-Massara. Stenderei un velo sulla Juve che dopo 9 scudetti di fila è caduta sul Sogno Champions (mai realizzato da Andrea Agnelli, due finali perse), credendo che CR7, tutto potesse. Errore grave, soprattutto economico, che ha 'costretto' poi all'inaccettabile Sistema-plusvalenze".

"Oggi il Napoli di De Laurentis-Giuntoli e soprattutto di Spalletti può vincere anche la Champions League o almeno arrivare in finale. Non può farsi sfuggire l'occasione. Lo merita e non bisogna avere paura di questa responsabilità. Essere i migliori vuol dire accettare le sfide e vincerle. De Laurentis ha avuto il coraggio di resistere agli addii dei 5 big, ed ha vinto. Bisogna dargliene merito, come lo ebbe quando dimostrò agli imprenditori napoletani che il Napoli si prendeva senza spendere 1 euro. Secondo merito che gli riconosco. A lui adesso spetta fare del Calcio Napoli una realtà vincente nel tempo, migliorando la squadra e investimenti patrimoniali: stadio, settore giovanile, centro sportivo. Ai napoletani togliersi di dosso il provincialismo rovesciato che impedisce di accettare sfide e vincerle. Accettando il giudizio, ammettendo colpe ed errori, non solo i meriti. E non solo nel calcio, che resta un palliativo, a volte fuorviante, nella nostra vita di tutti i giorni".


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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