Pantani, l'ex massaggiatore: "La mia verità me la porto nella tomba. Nibali sopravvalutato"
Roberto Pregnolato è stato per anni il massaggiatore di Marco Pantani: "Le emozioni che mi ha regalato Marco non le proverò più, però il ciclismo mi piace sempre".

Roberto Pregnolato per gli appassionati di ciclismo è un nome importante, si tratta dello storico massaggiatore di Marco Pantani. Attualmente non fa più parte del mondo ciclistico e si è raccontato in una lunga intervista riportata dal sito LivingCesenatico: "Il mio nome sarà sempre legato alla figura di Pantani. Anche quando parlo con colleghi, giornalisti e addetti ai lavori il discorso, alla fine, scivola sempre lì. E io, che pure conservo ancora un affetto immenso per Marco, quando devo parlare di lui, non sono sempre sereno. Partecipare ad un Giro d’Italia, ad esempio, vorrebbe dire ripercorrere certe salite, rivivere quegli stessi momenti, tornare con la memoria a quegli anni fantastici ma, per certi aspetti, anche devastanti”.
Oggi segue ancora il ciclismo? C’è un corridore che le piace? “Le emozioni che mi ha regalato Marco non le proverò più, però il ciclismo mi piace sempre. Una volta stravedevo per Jalabert, un campione e anche un signore. Così come mi faceva impazzire José Maria Jiménez, ‘El Chava’ (il selvaggio, ndr), anche lui un talento purissimo. Oggi tifo Van Der Poel che sinceramente preferisco a Van Aert”. Un campione sopravvalutato? “Direi Vincenzo Nibali. Non per sminuirlo, per carità, ma molte delle sue vittorie sono nate dalle disavventure altrui”.
Secondo alcuni addetti ai lavori, lei (e pochi altri) siete i veri depositari della verità del caso Pantani… “Intendiamoci. E’ vero che con Marco, soprattutto in certi anni, abbiamo vissuto in maniera quasi simbiotica, ma se mi chiede ‘chi l’ha ucciso?’ io una risposta non ce l’ho. Sono convinto che a Madonna di Campiglio sia stato vittima di un colossale raggiro ma, anche se ho le mie idee, non sarei mai in grado di indicare esecutori e mandanti. Per fare delle accuse ci vogliono le prove e io le prove non le ho”. Però lei conosce tanti aspetti inediti della vita di Marco… “E’ vero, ma molte cose, sia belle che brutte, me le porterò nella tomba. Non per codardia, ma solo per rispettare quel vincolo di amicizia che mi legava a Marco e che neppure la morte può cancellare”.
Ha mai pensato che potesse morire? “No, mai. Ho vissuto, anche da vicino, molti suoi momenti bui, ma l’ho visto anche reagire spesso alla grande. Un po’ come faceva in bicicletta dove potevi anche staccarlo, ma ti dovevi sempre aspettare che ritornasse a ruota. Tutti sapevamo che lottava contro un male oscuro, ma non avrei mai immaginato che Marco potesse andarsene prima di me. Quando è successo sono rimasto venti giorni quasi senza spiccicare parola”.
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