Orsato: "Scoppiai a piangere. Mio figlio rientrò col cagnolino e disse testuali parole"

L'ex arbitro Daniele Orsato di Schio ha rivelato un retroscena sulla sua carriera mettendo in evidenza un giorno in particolare della sua vita.
L'ex arbitro Daniele Orsato di Schio, attraverso l'intervento dal palco del Festival dello Sport di Trento, ha parlato del suo modo di arbitrare: "In campo l'arbitro che decide deve prendersi la responsabilità di quello che fa. All'ingresso in campo i ragazzini che ci accompagnano vogliono prendere il pallone in mano. Ma io ho questo rito: con me i bambini sono rimasti sempre a mani vuote. Il gesto è un saluto alla mia famiglia: mi dicevano che non sorrido mai in campo, che sono troppo serio, diverso dalla vita di tutti i giorni. Mi dicevano che quando andavo al VAR avevo la faccia arrabbiata. È il gesto più bello della mia vita".
Poi aggiunge: "Alla mia squadra arbitrale ho sempre fatto sentire la mia playlist: dovevano avere i miei occhi. Un arbitro non può andare in campo senza conoscere le squadre: come difendono, quali sono i giocatori che fanno blocco sulle punizioni, la loro attitudine, e poi chi ha più tendenza a cadere per terra".
Finale di Champions League e ai Mondiali: "Quando mi ha chiamato Rosetti per darmi la finale, scoppiai a piangere in camera mia. Mio figlio rientrò in casa col cagnolino al guinzaglio e lo mollò. Mi disse solo testuali parole: "Ma ti hanno dato la finale?". Il Mondiale in Qatar è stato il massimo della mia espressione arbitrale. Nella finale di Champions mi è mancato il pubblico. Le maglie di Neymar e Lewandowski attorno alla mia: un'immagine che non dimenticherò mai".








Napoli-Frosinone: 3-0, commento e analisi in 3 minuti
Il Napoli ha già scelto il sostituto di Anguissa
Napoli, calendario Champions 2026-2027: data e ora delle 8 gare
"1 agosto 1926", coro e testo
"Sono napoletano", coro e testo
Guarda tutti i video pubblicati su AreaNapoli.it
