Nino D'Angelo: "Lasciare Napoli, dolore enorme. Mi spararono in casa". Poi scoppia a piangere

Nino D'Angelo, uno degli artisti napoletani più amati, è stato intervistato da Silvia Toffanin negli studi di Verissimo. Grande commozione per il suo racconto.
Ospite negli studi di Verissimo (Canale 5), Nino D'Angelo, grande artista partenopeo, ha raccontato a cuore aperto la sua carriera ed anche alcuni momenti dolorosi della sua vita non solo artistica: "La mia professoressa di italiano, scuola media, mi disse che ero un poeta che non sa parlare. Il motivo è semplice: scrivevo cose più grandi di me, ma non me ne accorgevo. Tuttavia - racconta - facevo tanti errori. E così mi disse quelle parole aggiungendo che arrivavo comunque al cuore delle persone. La vita è stata dura da ragazzino, ho avuto il rispetto per tutto quel che mi dicevano cercando di imparare da tutti. La ricchezza era apprendere. Non ho avuto il diritto agli studi, mio padre a 14 anni volle che andassi a lavorare perché eravamo sei figli e servivo alla causa".
Poi ha aggiunto: "Ero ricco della povertà. Essere poveri è una ricchezza, ti dà speranza, pazienza di quello che può arrivare. La famiglia è la vera ricchezza, non esiste nulla di più grande. E' casa, roccaforte, puoi chiedere e sai che non ti tradirà mai. Mia madre era la mia prima ammiratrice. Mi spronava, era lei la vedette di casa, l'artista. E' stato il dolore più grande della mia vita, chi ha perso la madre lo sa. La mamma non muore mai e sta accanto a me ora".
Sulla moglie: "Conobbi Annamaria a 12 anni, suo padre mi sentì cantare in una festa di piazza e mi ha portato a casa sua dicendo che avevo talento. Lo tradii perché mi fidanzai con sua figlia (ride, ndr). Poi mia moglie è rimasta incinta a 15 anni e abbiamo fatto la "fuitina". Con gli amici organizzai il matrimonio. Feci un tour tra amici e parenti per pagare le spese del matrimonio, con le famose buste. Fu uno scandalo? No, c'erano tante fuitine. E' stata la fuitina più bella della mia vita che rifarei, con l'amore della vita. Sono scappato da tante cose brutte, quella volta scappai per il motivo più bello. Quando scrissi "nu jean e na maglietta", guardandola, le dissi che aveva sposato un uomo ricco. E lei mi disse: "nu tien' na lira, nun può magnà". Io dissi: "non hai capito, ho scritto la canzone della mia vita, che ci farà diventare ricchi". Farà parte sempre del mio repertorio, cambiò tutto. Ero ai tempi cantante di matrimonio. Prima vendevo gelati e caffè sui treni come Nino Manfredi in Cafè Express. E poi ho venduto le scarpe. Poi la fortuna che mio suocero mi ha portato a casa sua".
"Essere ricco tra i poveri è molto difficile. Ma non sono mai cambiato - ricorda - grazie a mia madre. Mia madre mi diceva che lo stesso dolore per me nel partorire, era uguale a tutti gli altri fratelli. Amare la famiglia è un comandamento: chi sta meglio aiuta gli altri. Ho avuto una famiglia che non approfittato di questo. I genitori ci sono sempre e ci guardano da lassù".
"Lasciare Napoli mi ha fatto male - si commuove - venendo dal niente e dal popolo, non mi aspettavo di avere a che fare con la brutta gente che è una piccola parte. Napoli è una città piena di amore, quello è stato il momento più brutto della mia vita. Sono andato a Roma, però ho casa a Napoli, a Casoria, dove tre volte a settimana vado. I miei figli sono cresciuti a Roma. Mi sono spaventato? Più che spaventato, offeso. Non avevo preso niente da nessuno, avevo avuto fortuna col talento. E' vomitevole, non si può spiegare bene. Quando qualcuno ti chiede qualcosa che non è giusto, non la vivi bene, non sono essere umani. Ti mette la paura addosso. Per me esiste il perdono, sono cattolico, ma mi hanno fatto troppo male, a me come a tanti napoletani. Hanno sparato dentro casa mia, circa 35-40 anni fa. Erano estorsioni. Sapevano che venivo dal niente, ma ho sempre aiutato chi mi ha chiesto una mano in rispetto di chi aveva avuto poco come me. Ci fu tanta paura per la mia famiglia, e mia moglie volle andare via e mi mise davanti ad un bivio: scelsi lei, la mia famiglia. Il mio successo più grande sono i miei figli. Uno è giornalista e l'altro è regista".
Poi si lascia andare alle emozioni per le parole del figlio Vincenzo e scoppia a piangere: "I figli sono pezzi di cuore che camminano altrove. Figlio è bello esserlo ed averli. Tutti siamo figli, è la parola più bella che esiste, più della felicità. Sono la tua vita e il tuo respiro. E poi i nipoti...Maya, Edoardo, Leonardo e Gaetano che si chiama come me, D'Angelo Gaetano di Antonio".








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