Nino D'Angelo: "Facevo incassi da capogiro, mi snobbavano. Sapete cosa succedeva a Milano?"
In un'intervista al settimanale Oggi il cantante Nino D'Angelo ha raccontato alcuni retroscena sulla sua carriera.

Intervistato in esclusiva dal settimanale Oggi, Nino D'Angelo ha parlato della più grande emozione della sua carriera: "Il David di Donatello per Tano da Morire. Oscar Luigi Scalfaro che incontrai giorni prima della cerimonia disse che le musiche erano straordinarie. C’era Roberto Benigni quel giorno, era l’anno della Vita è bella, mi mise la mano sulla spalla e disse: “Hai vinto il David”. Io ci ho creduto solo quando mi hanno chiamato e mi hanno detto: “Preparati”. Ricordavo Sanremo, tutti lì a dirmi: guarda che ti danno il premio della critica. Non me lo diedero".
Poi il cantante napoletano si è tolto qualche sassolino dalle scarpe: "Lo può pure scrivere, mi snobbavano, con la puzza sotto il naso. Io, intanto, facevo incassi da capogiro con i miei film, al Tonale di Milano stavo mesi, oramai lo chiamavano “il cinema di Nino d’Angelo”.
Chiusura sull'ammirazione nei suoi confronti di Miles Davis: "All’inizio la gente e alcuni giornalisti non credevano che fosse vero. Io pensavo: posso non piacere a te, ma che te ne frega se piaccio a Davis? Glielo ho detto: negli anni Settanta ero il terrone d’Italia. Dovevo esserlo perché non avevo studiato. Alla famiglia mia avevano messo in testa che a 13 anni dovevo andare a lavorare, eravamo sei fratelli. Ero il più grande, papà non credeva nel talento. Diceva: non puoi fare questo mestiere perché io non ti posso raccomandare".








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