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Nakata: "Il calcio non mi piace. I giapponesi sono puntuali e ordinati, gli italiani..."

L'ex calciatore giapponese della Roma al New York Times: "Cambiavo il colore dei miei capelli ogni singolo giorno perché volevo giocare all'estero. Speravo di essere notato" .


Francesco MannoFrancesco MannoGiornalista

18/03/2025 17:37 - Interviste
Nakata: Il calcio non mi piace. I giapponesi sono puntuali e ordinati, gli italiani...
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Hidetoshi Nakata è considerato uno dei più forti calciatori giapponesi di tutti i tempi nonché come uno dei più noti giocatori asiatici in assoluto. L'ex giocatore di Perugia, Roma e Parma ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del New York Times.

"Non mi piace il calcio e non ho mai sognato di diventare un calciatore, ma in qualche modo è successo". E infatti poi Hidetoshi Nakata ha smesso a 29 anni, dopo una partita con il suo Giappone ai Mondiali 2006 in Germania. "Ho giocato i Mondiali e sono andato in Italia e in Inghilterra. Ho giocato tutto il tempo per passione. Non sono un fan del calcio, ma mi piace giocare a calcio", le parole dell'ex centrocampista.


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"Amavo giocare, non allenare o commentare. Ecco perché dopo il ritiro ho detto: no, devo trovare un’altra passione. In Giappone a quel tempo, nessuno sognava di diventare un calciatore professionista. Lo sport numero 1 in Giappone era il baseball. Ma alla fine, ho adorato il manga Captain Tsubasa, quindi ho deciso di giocare a calcio. Cambiavo il colore dei miei capelli ogni singolo giorno perché volevo giocare all’estero. Speravo di essere notato".

Nakata arrivò in Europa come ingaggiato dal Perugia: "Se vieni in Giappone, puoi vedere quanto è diverso dall’Italia. I giapponesi sono puntuali, tutto è ordinato. Gli italiani sono più tipo, fa come ti pare. È stato un grande cambiamento ma il calcio era lo stesso. Il calcio è lo stesso in tutto il mondo. Non ero un fan del calcio, non lo guardavo né lo leggevo sui giornali, non sono quel tipo di persona. Quando sono arrivato in Italia, il campionato italiano era il migliore al mondo, c’erano giocatori come Zinedine Zidane e Alessandro Del Piero, ma non conoscevo molti giocatori. Non conoscevo nemmeno la metà delle squadre del campionato. Ma questo significava che potevo davvero concentrarmi sul mio gioco. Quella era la mia forza perché non avevo paura".


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Francesco MannoFrancesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.

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