Morace: "Per Fascetti le donne non potevano giocare a calcio. Oggi si vive per i like"
L'ex calciatrice e allenatrice Carolina Morace ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni della edizione odierna del Corriere della Sera.

Carolina Morace, avvocato ex calciatrice e in passato anche allenatrice, oggi è eurodeputata per il Movimento 5 Stelle. Di seguito le sue parole alla edizione odierna del Corriere della Sera: "L’Italia è in ritardo di 20 anni con il professionismo. Il gap con la Francia non è colpa delle giocatrici".
La sensazione di essere una pioniera era palpabile fin dall’inizio della carriera? "Erano anni in cui uno degli allenatori più intervistati, Eugenio Fascetti, diceva che noi non potevamo giocare a calcio. Perché? Perché siete donne, rispondeva. Punto. La sensazione di aprire una strada c’era eccome. Ma deve capire che noi antenate avevamo una spinta feroce rispetto alle giocatrici attuali, che mi paiono parecchio distratte".
Da cosa? "È cambiato il mondo, è cambiato tutto: con i social c’è più interesse per i like che per le conquiste".
E adesso che succede? "Succede che il calcio femminile italiano deve ripartire da se stesso per trovare la forza di rimanere al passo con l’Europa".
Perché il suo coming out, nel 2020 con la pubblicazione dell’autobiografia «Fuori dagli schemi», non ha fatto proseliti nel calcio italiano? "Voi non sapete cosa abbiamo passato, nella nostra storia. Il percorso parte dalla scoperta di sentirsi diverse in un mondo che non ci accoglie certo con l’apertura di vedute di certi Paesi anglosassoni, vedi l’Australia di mia moglie. C’è ancora tanta sofferenza, e in molte in Italia non l’hanno superata. Questo governo contro le minoranze non è pienamente rappresentativo del popolo italiano: l’astensione al voto si spiega anche così. La cosa che fa più male, qui a Bruxelles, è essere accostati a Ungheria e Bulgaria sul tema dei diritti civili. È molto triste…".
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