Montella attacca: "Gattuso hai sbagliato, sulla preparazione atletica ti sfido al confronto!"

L'ex allenatore del Milan, Vincenzo Montella, ha rilasciato alcune dichiarazioni nel corso di una intervista all'edizione odierna della Gazzetta dello Sport.
Vincenzo Montella dice la sua. A un anno dall'esonero sulla panchina del Milan, il tecnico campano si confessa in una intervista alla Gazzetta dello Sport in edicola oggi. Ecco alcuni passaggi dell'intervista:
Montella, il suo esonero arrivò dopo un pari: è l’unico motivo di rimpianto?
"No. Uno perché ci furono più occasioni per poter vincere, e due perché dai dirigenti non c’era più fiducia, ed era palese da tempo. Il mio errore più grave fu assecondare la società nel modo di rivolgersi alla gente: si crearono aspettative enormi. O comunque troppo grandi per una squadra che partiva con undici giocatori nuovi, molti senza una storia da Champions League. Dovevamo tenere un profilo molto più basso. Mi è rimasta la sensazione di un lavoro incompiuto: avremmo potuto crescere insieme e invece non c’è stato il tempo".
Accettò o le fu imposta la fascia di capitano a Bonucci?
"Gliel’aveva promessa la società. Io lo chiamai al telefono e gli dissi che si può essere leader anche senza fascia. La società mi costrinse a scegliere un giocatore del nuovo corso, e poteva anche essere giusto. Pensai a Leo e Biglia, che non fu proprio entusiasta dell’idea".
Al suo posto fu promosso Gattuso. L’ha mai chiamata?
"No. Non ci siamo mai sentiti. Ho solo voluto dirgli che stava sbagliando a insistere sulla preparazione atletica nelle sue interviste, si stava esagerando su un aspetto che mi tocca profondamente. Lui sta facendo bene ma non è giusto toccare le mie competenze. Ho cinque-sei anni di esperienza in più di Serie A, penso di avere conoscenze maggiori di chi dice certe cose: dati alla mano sfido chiunque in un confronto pubblico sul tema. Un conto è quanto corri, un altro l’intensità che ci metti".
Anche Rino ha rischiato l’esonero: sarebbe stata la sua vendetta?
"In vita mia non ho mai gioito per una disgrazia altrui. Resto concentrato su di me, mi sarebbe interessato poco o niente".
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"Razionalmente sarei dovuto andar via dopo quella vittoria. Ma al Milan ero e sono legato e grato. La voglia di continuare era troppa, come l’orgoglio di aver sollevato un trofeo contro una squadra imbattibile, e la lucidità poca. Dico ancora grazie a Galliani per avermi scelto, e a Fassone e Mirabelli per avermi confermato. Ho saputo solo dopo che c’erano dubbi su di me, anche se dovevo leggere prima i messaggi di scarsa fiducia che filtravano tra le righe".







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