Mkhitaryan dà ragione a Gattuso: "Mi danno fastidio i cellulari. Con la Roma stiamo provando..."

L'attaccante della Roma, Henrikh Mkhitaryan, ha parlato ai microfoni di Repubblica soffermandosi, tra le altre cose sulle parole di Gattuso.
Henrikh Mkhitaryan, attaccante della Roma, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Repubblica soffermandosi, tra le altre cose, anche sulle parole di Gattuso dopo Udinese-Napoli ("I calciatori smanettano con i cellulari", ndr): "Con la squadra stiamo provando a metter via i telefoni quando siamo nello spogliatoio o a tavola, ma non possiamo dire alle persone cosa fare. Oggi ci si parla di meno nella vita reale, si fa tutto col telefono. Mi danno fastidio i cellulari. Mio padre era attaccante, andò a giocare in Francia e lì ho iniziato a seguire le partite. È morto quando avevo 7 anni: quando si ammalò siamo tornati a Erevan e lì sono andato a scuola calcio. Per me Klopp è stato quasi uno psicologo. Ero molto severo con me stesso, per un errore potevo chiudermi in camera e non parlare con nessuno per due giorni, o staccare il telefono. Mi ha aiutato a raggiungere un maggiore equilibrio, a capire che se hai dato tutto, un errore non conta. Con lui ho giocato al mio livello massimo. Prima di una partita con l’Eintracht, durante un esercizio sui tiri in porta, mi sfidò: 'Se fai più di sette gol ti do 50 euro, sennò me li dai tu'. Ovviamente non feci sette gol e gli diedi i 50 euro. Ma il giorno dopo in partita segnai due gol e allora gli dissi: 'Mister, ora me li ridai quei 50 euro'. È stata l’unica scommessa che ho fatto in vita mia".
SULLA ROMA - "Era una possibilità per dimostrare di poter ancora giocare bene. La Roma ha creduto in me, si vede da come gioco che qui sono felice, no?".
SUL CONTRATTO - "Non c’è stato tempo di parlarne, in pochi giorni abbiamo avuto l’Inter e ora la Lazio. Presto ne parleremo".
SUI FRIEDKIN - "Sono sempre vicino alla squadra, ma il fatto che Pallotta non ci fosse mai non deve essere un alibi. Dobbiamo essere pronti ai cambiamenti, che sia il modulo o il cambio di società".
SULLA SQUADRA - "Cambio modulo? Ha dato più fiducia ai giocatori, se vedi anche in campo come giochiamo, proviamo cose insieme. E sì, l’allenatore capisce meglio di tutti se cambiare formazione o no".
SULLA SERIE A - "Penso sia sottovalutata. In Inghilterra dicevano che il livello era calato molto, ma un campionato non si giudica solo per il numero degli spettatori: da subito ho notato una qualità in campo molto elevata".








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