Minala: "In Italia abbandonato in stazione. Bugia sui 42 anni, a Napoli mi allenai con Cavani e Hamsik"
Joseph Marie Minala, calciatore camerunense, ha tanta amarezza per come è stato trattato in Italia: la storia dell'età lo ha rovinato.

Ricordate Joseph Marie Minala, calciatore camerunense che approdò alla Lazio e che vide esplodere la polemica sull’età? All’epoca aveva 17 anni e sognava di giocare in Serie A. Ai microfoni de La Gazzetta dello Sport ha raccontato la sua travagliata vicenda, fatta di solitudine, false promesse e tante delusioni.
Minala si racconta alla Gazzetta
Ecco alcuni passaggi molto interessanti: "Una persona mi notò in un torneino e mi promise un provino. Avevo 15 anni, era un sogno. I miei fecero di tutto per pagarmi il biglietto. Partii dal Camerun, poi andai in Libia e arrivai a Fiumicino. Da lì, presi un treno per la stazione Termini, a Roma. Quella persona mi aveva dato un telefono per chiamarlo appena arrivato. Non l’ho più visto, né sentito. Rimasi ore e ore alla stazione da solo. Avevo fame, sete, sonno, neanche un soldo. Mi resi conto in fretta della truffa, così andai alla polizia per spiegare tutto. Mi spiegarono che il telefono era senza scheda. Non avendo mai avuto un telefonino non potevo saperlo".
E poi: "La polizia mi accompagnò in ospedale per fare degli accertamenti. Durante il tragitto pensai: “Ecco, ora torno a casa”. E invece no. Mi portarono in una casa famiglia a Torre Spaccata. Nel frattempo, delle persone si presero cura di me e mi introdussero alla vita. Imparai a fare le pizze, a pulire, a curare il giardino. Mi pagavano una ventina di euro a lavoretto. Il giusto per poter dire ai miei che stavo bene. Un assistente sociale mi chiese cosa volessi fare e io risposi: “Il calciatore”. Così iniziai nel “Città dei ragazzi”, nel campionato provinciale".
"Mi allenai con il Napoli"
Sui provini: "Udinese, Inter, Milan, Roma e infine Napoli, dove rimasi quasi un anno. Nacque tutto grazie a Vincenzo Raiola, fratello di Mino, l’agente che mi seguiva all’epoca. Mi ritrovai ad allenarmi accanto a Cavani e Hamsik, con Mazzarri allenatore, facendo avanti e indietro da Roma. La casa famiglia mi lasciava libero dal lunedì al giovedì, poi dovevo rientrare".
"Bugia sui 42 anni"
Ad aprile 2014 Reja lo fece esordire con la Lazio in Serie A a 17 anni contro la Samp. La prima di 3 presenze: "Un dono di Dio. Il sogno prima dell’incubo. Poi l'incubo sull'età: mi hanno massacrato, distrutto, umiliato. Il bello è che non ero uno sconosciuto. Dominavo il campionato Primavera. Tre giorni dopo l’esordio vinsi la Coppa Italia di categoria segnando un gol in finale contro la Fiorentina. Qualche mese prima avevo vinto il torneo delle regioni in Sardegna. Fu un attacco mirato, ma ho una mia idea. La voce fu messa in giro da qualcuno che prima teneva a me, che mi seguiva. In Senegal, un sito poi oscurato, inventò la notizia secondo cui avessi 42 anni. La gente iniziò a fare fotomontaggi, a prendermi in giro. Nessuno lo sa, ma in quel periodo fui anche minacciato e ricattato da persone che mi avevano aiutato, di cui mi fidavo. Io ero solo e indifeso, nessuno mi ha protetto".
La verità è venuta fuori: "I test sull’età cos’hanno dimostrato? Che sono nato nel 1996. Anzi, hanno attestato che dimostro persino un anno in meno. Sa quante volte ho sentito dire “questo ha 40 anni, come può giocare?”. L’80% delle persone mi hanno giudicato male. Non sono un fenomeno, ma quando mi è stata data una chance ho sempre dimostrato di valere. Penso al Bari, ma soprattutto alla Salernitana, dove i tifosi ancora mi scrivono per il gol all’Avellino all’ultimo minuto".
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Cremonese | 23 |
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