Milite: "Il Napoli di Luciano Spalletti e i falsi miti da sfatare: guardate questi numeri"

Germano Milite ha analizzato il momento del Napoli di Luciano Spalletti sulla base dei numeri con proiezione futura e uno sguardo al recente passato.
Germano Milite, giornalista e direttore di Young, ha commentato la vittoria della squadra di Luciano Spalletti sul Sassuolo di Dionisi. "Questo Napoli, a me, ricorda una sorta di alveare: se qualcuno lo “provoca”, ti punge con la forza di mille api infuriate. Lo sa bene l’Ajax, che dopo il vantaggio ne ha presi 6, come lo sanno anche Verona e Lazio. In generale, ogni squadra che ha osato andare in vantaggio, ha ricevuto una risposta devastante. Se al Napoli rispondi, anche solo provando a far goal, gli azzurri accelerano e alla fine ti “pungono” come uno sciame particolarmente incazzato. Questo, almeno, è stato lo spartito visto fin qui, in un numero abbastanza importante di partite per poter (e dover) tirare le prime somme, senza nascondersi e senza sforzarsi di non esaltarsi oggi con il timore di rimanere delusi domani".
"Soprattutto, sfatando i soliti miti di chi pensa che la frivolezza connessa al tema calcistico consenta in misura ancor maggiore il poter parlare a caso, ripetendo a pappardella cose false e/o del tutto incompetenti. “Eh, le squadre di Spalletti durano un girone”, ad esempio, la leggo e sento spessissimo. Prima di tutto, Spalletti in Italia non ha mai allenato un collettivo così forte e “profondo” lato alternative possibili. Un collettivo che attualmente ed evidentemente è il più forte della Serie A, per stato di forma, mentale e tecnico/tattico. Ha avuto rose competitive, forti come quella della Roma 2005-2006, ma non come questa. Quando ha avuto la squadra per vincere, in Russia, ha portato a casa il campionato (siete sicuri che, con la rosa di Conte e senza i problemi con Icardi, Spalletti non avrebbe vinto nulla con l'Inter?)".
"In seconda istanza, si diceva lo stesso di Pioli, che rispetto al toscano aveva ben meno trofei in bacheca. Eppure, il suo collettivo (non dato per favorito) alla fine ha vinto. Questo è il bello del calcio e dello sport, per chi ne conosce lo spirito e quindi sa goderselo, al di là del proprio tifo. Torniamo ai miti da sfatare: di sicuro, almeno per me, la nenia più odiosa ed incompetente, è quella che parte con il “ci vediamo a gennaio-febbraio”, ricordando che “le squadre di Spalletti partono bene e poi”. E poi, almeno guardando il primo campionato fatto con il Napoli, l’anno scorso, udite udite, ha fatto 39 punti all’andata e…40 al ritorno. Non solo: proprio nel tanto citato periodo del presunto crollo, ovvero gennaio-febbraio, ha giocato 8 partite, vincendone 5 e pareggiandone tre, con 18 punti su 24 portati a casa e zero sconfitte".
"Anche con Gattuso, per citare un altro esempio, il Napoli fece meglio nel girone di ritorno che all’andata. Con Sarri fece bene praticamente tutta la stagione, sbagliando in tutto un paio di gare e perdendo lo scudetto (unica volta nella storia) con ben 91 punti. Ad Aprile dello scorso anno, andava a vincere 6 – 1 con il Sassuolo e riapriva il campionato, giocandosi lo scudetto fino alla fine di quel mese. Quindi, numeri e dati alla mano, al Napoli per lo scudetto è mancato semmai l’ultimo mese, non certo mezza stagione. Il Milan ha vinto con 7 punti di differenza, che è un buon distacco ma significa appunto in totale 2-3 partite in tutto sbagliate e, di base, abbastanza ben distribuite tra inizio (le prime 15 gare) e seconda parte".
"Però, quello che pure tutti dimenticano, è che il Napoli dell’anno scorso tra infortuni, Covid e Coppa D’Afria ha perso Osimhen per 3 / 4 di stagione, avendo come alternativa il buon Petagna e non certo gli attuali Simeone e Raspadori. Sempre per la Coppa D’Africa, fuori dal campo e dalla miglior condizione anche Anguissa e Koulibaly, per due mesi. Senza contare Zielinski, in una delle sue peggiori stagioni, con tre positività al Covid in pochi mesi".
"C’era Mertens come altra alternativa, certo, ma mancava un certo Kvaratskhelia. Kim non sta facendo rimpiangere Koulibaly (anzi) e a sinistra il Napoli ora ha due co-titolari come Rui e Olivera. A Centrocampo c’è tantissima scelta. Qualcosa manca come vera alternativa affidabile e d’esperienza a Di Lorenzo, come pure un vice Lobotka vero e proprio non c’è (anche se Demme può dare una grossa mano), ma il Napoli quest’anno ha cambiato pelle già diverse volte mostrando un dinamismo crescente e…nessuna squadra in Europa ha coperti alla perfezione il 100% dei ruoli, tanto meno in Italia. Quindi avanti Napoli, credici, che quest’anno ci sono tanti sportivi, di ogni fede, che ti sostengono e si divertono guardandoti".








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