Milinkovic-Savic: "Sono nato per segnare! Mi danno del matto. Il Napoli, Mihajlovic e Conte..."
Il portierone del Napoli, Vanja Milinkovic-Savic, intervistato da DAZN, si racconta dentro e fuori dal campo.

Vanja Milinkovic-Savic, portiere serbo (con passaporto spagnolo) di proprietà della SSC Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di DAZN, intervenendo ai microfoni di 'My Skills', format in onda sul noto broadcast che trasmette le gare di Serie A.
Milinkovic svela: "Non nasco portiere ma bomber"
"Se vuoi diventare un portiere di alto livello devi avere tutto sotto controllo e, nel calcio moderno, serve sapersi muovere anche 10-15 metri fuori dall’area. Sono nato per fare il portiere? No, in realtà sono nato anche per segnare, ho quella cattiveria giusta per farlo. Poi è scattato qualcosa in me e sono diventato uno che difende, un po’ come nella vita. Ero un attaccante incredibile, non lo immagini nemmeno: non passavo mai la palla, ero molto egoista. Oggi però la punta deve fare tantissimi scatti e corse, così ho scelto la porta: si corre decisamente meno".
La storia di Vanja e del suo numero
"Arrivo da una famiglia di sportivi. Abbiamo sempre seguito nostro padre nei suoi spostamenti: siamo stati un anno in Portogallo e poi 5-6 anni in Austria. Parliamo diverse lingue, circa 4 o 5. Sergej non mi ha mai fatto gol, anche se ci ha provato. Tra fratelli c’è tanta rivalità, non glielo permetterei mai. Il mio portiere di riferimento è Abbiati: lo vidi in una partita ai tempi dell’Atletico e mi colpì tutto del ruolo. Per questo ho scelto il numero 32".
Un "gigante matto" tra i pali: una dote in più
"Sono alto 2,03 e sfrutto molto questa caratteristica tra i pali. Dietro c’è tanto lavoro: mamma e papà erano sportivi e hanno inciso tantissimo. Mentre gli altri uscivano, noi andavamo a dormire perché il giorno dopo c’era allenamento. Spesso mi dicono che sono matto, ma in realtà sono normalissimo. Se in un uno contro uno mi tiri una pallonata in faccia sono contento, vuol dire che ho fatto una parata".
Milinkovic ammette: "Mi aspettavo di andare al Napoli"
"Se mi aspettavo la chiamata del Napoli? Sì, perché puntavo ad arrivare a un certo livello. Non mi sono mai accontentato. Siamo qui per vincere: qualunque cosa faccia, voglio vincere. Un giorno, quando avrò dei figli, non li lascerò vincere nemmeno loro. Lo spogliatoio è fantastico, pieno di leader e di giocatori che danno tutto anche senza giocare. Tutti parlano e tutti ascoltano. Ci sono veri campioni. Quello azzurro è uno spogliatoio bellissimo".
Come si allena Vanja nel Napoli
"Quante parate e quanto gioco con i piedi, nei miei allenamenti? Oggi il portiere lavora molto su tattica e possesso palla. Io mi sono sempre divertito coi piedi: dribblavo gli attaccanti ed è una lettura naturale per me. Giocavo molto alto, come un difensore centrale. Con le mani riesco a lanciare anche a 50 metri. Nei rinvii coi piedi metto il piede d’appoggio più distante, così posso piegare il ginocchio e imprimere più potenza".
Mihajlovic lo vedeva battitore di punizioni
"Miste Sinisa Mihajlovic - ricorda - aveva visto in me un talento nel calciare le punizioni e mi aveva dato il via libera per provarci se me la sentivo. Con Antonio Conte la vedo complicata (scherza, ndr)".
Sfida mentale con gli avversari
"Qual è la mia parata preferita? Quella nell’uno contro uno, perché c’è una grande sfida mentale, e ovviamente il rigore. Quando ne pari uno ti senti un re. La pressione è tutta sull’attaccante, mai sul portiere. Psicologicamente è più dura per chi tira. Non cerco di distrarre il rigorista, credo nel fair play", conclude.
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