Mihajlovic: "Mio padre è morto a 69 anni: lo rivorrei! Ero vicino alla Juventus: ecco perchè saltò tutto"

Il tecnico del Bologna, Sinisa Mihajlovic, si è raccontato in una toccante intervista rilasciata all'edizione odierna della Gazzetta dello Sport.
Sinisa Mihajlovic compie oggi mezzo secolo. È il tecnico del Bologna, club con cui esordì in panchina 10 anni fa. Il mister ha rilasciato una intervista alla Gazzetta dello Sport. Queste le sue parole: "Mio padre faceva il camionista è morto a 69 anni, di tumore ai polmoni. Quando se n’è andato io non c’ero. Ci penso tutti i giorni. Durante la guerra lo imploravo di venire in Italia ma volle restare nel suo Paese. Vorrei potesse vedere come sono cresciuti i suoi nipoti. Quando si parla di sogni non penso ad alzare una Champions League o uno scudetto. Il mio è impossibile: poter riabbracciare mio padre. Mia madre invece mi guarda ancora con gli stessi occhi di quando ero bambino. Lei non parla l’italiano e i miei figli poco il serbo. Ma ogni volta che viene a trovarci a Roma e vedo come li guarda, capisco che l’amore non ha bisogno di parole".
Mihajlovic ha poi svelato un retroscena: "La Juve mi chiamò l’ultimo anno di Conte, andai nella residenza degli Agnelli con Marotta e Nedved. Era tutto fatto. Ma alla fine Conte decise di restare. Salvo dimettersi due mesi dopo. Io ero rimasto alla Samp e a Torino è andato Allegri… L’Inter negli anni l’ho sfiorata così tante volte che ho perso il conto".







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