Mihajlovic, la figlia racconta il suo dramma: "Che choc per tutti. Da piccola mi sfottevano"

Viktorija Mihajlovic, figlia dell'allenatore del Bologna, Sinisa, ha rilasciato una intervista sulle pagine de Il Giorno.
Viktorija Mihajlovic, figlia del tecnico del Bologna Sinisa, ha raccontato il dramma della malattia del padre e ha parlato anche del libro che ha scritto. La ragazza ha parlato di tutto ciò attraverso una intervista rilasciata su Il Giorno. "Il mio libro? Per me è stato terapeutico, l’ho scritto quando papà era ancora in ospedale. Scrivere mi ha permesso di sfogarmi. E’ stato un periodo non facile, ma mi ha aiutato a crescere, non sono più quella di sei mesi fa».
Il segreto è la vostra meravigliosa famiglia.
«Adesso siamo ancora più uniti di prima. Quando mi hanno detto della diagnosi avrei voluto essere figlia unica perché non soffrissero i miei fratelli, uno ha solo 13 anni, un altro 17. Adesso posso dire che loro sono stati la mia più grande forza, un fratello ti capisce come nessun altro. E’ stato uno choc per tutti».
Lei parla della forza e del peso di chiamarsi Mihajlovic.
«Oggi credo che sia la cosa più bella del mondo e ne sono fiera. Da piccola mi sentivo osservata, giudicata, cambiavamo spesso scuola e città e ogni volta era difficile entrare sotto gli occhi di chi ti guarda come la figlia di Mihajlovic, e magari papà ha sbagliato una punizione il giorno prima e ti insultano, è successo. Quando finivo la paghetta e non potevo uscire, mi sfottevano, ‘ma figurati se la figlia di Mihajlovic ha finito i soldi’. All’inizio faceva male anche sentire gli insulti di una curva intera allo stadio. La malattia ha cambiato anche questo, per fortuna».
L’ultimo Natale è stato il più bello. E il meno preparato.
«Lui è tornato a casa il 21 dicembre, giorno che non dimenticherò mai. Gli abbiamo preparato uno striscione in cirillico con le sue foto. Per me è stato come tornare a respirare, mi faceva paura pensare a quando lui era da solo. Si era capovolta la situazione: io che mi preoccupavo per lui, e non il contrario. E mia madre che di solito ci mette tre giorni per organizzare il pranzo di Natale, quest’anno non aveva neanche apparecchiato. Abbiamo mangiato nei piatti di plastica, è stato bellissimo».







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