Merkel mette Conte e l'Italia con le spalle al muro: "No ad Eurobond, miliardi con altri strumenti"

La cancelliera tedesca dice di aver parlato con il Presidente del Consiglio italiano e di aver proposto altre soluzioni rispetto ai coronabond.
Angela Merkel ha ribadito la sua contrarietà all'opzione eurobond per affrontare l'emergenza coronavirus nel corso di una riunione in videoconferenza del suo gruppo parlamentare Cdu-Csu. Lo riferiscono alcuni partecipanti alla riunione all'agenzia tedesca Dpa. La cancelliera si è mostrata molto aperta alla solidarietà finanziaria della Germania ma ha aggiunto che manca «un'unione politica» per i coronabond. A questo punto, difficile che l’Ue possa adottare questa misura. Lo ha detto anche, in un'intervista esclusiva al quotidiano francese Le Parisien, la presidente della Bce: «Ho parlato con Conte, ci sono altre soluzioni. Non credo ci si debba fissare sui coronabond. In Europa, per le cose ci vuole un po' più di tempo di quanto vorremmo, ma alla fine troviamo sempre una soluzione».
Lagarde propone altre soluzioni come «la mutualizzazione della spesa nel quadro di un bilancio europeo specifico all'uscita dalla crisi» o «la creazione di un fondo di ricostruzione mirato a una crescita più verde e digitale. Sono strumenti - ha spiegato - che potrebbero consentire di esprimere la solidarietà necessaria a favore dei paesi dell'Unione che oggi soffrono di più».
La crisi del 2008, ha detto ancora la Lagarde, «aveva un'origine finanziaria. Quella attuale è innanzitutto sanitaria... le conseguenze economiche sono difficili da misurare, ma saranno certamente gravi». Oggi, prosegue, «quello che serve non è stimolare l'economia, come abbiamo fatto nel 2008, ma congelarla per il tempo necessario al confinamento per poi consentire una ripartenza rapida ed operativa. Nel 2009 - continua la numero uno della Bce - la crescita era arretrata del 4,5% nella zona euro e del 2,9% in Francia. Oggi, secondo gli economisti concordi, ogni mese di confinamento si tradurrà in una perdita di crescita su base annua del 2-3% nel 2020. Questo comporterebbe un calo del Pil fra il 3,5 e il 4% nello scenario di un confinamento di qualche settimane, e dal 9 al 10% in quello di un confinamento più lungo, che durasse diversi mesi. Ma attenzione, sono soltanto ipotesi!»
Secondo la Lagarde, «se gestiamo come si deve l'uscita dalla crisi, ci ritroveremo in una situazione di crescita che consentirà, a tempo debito, di ammortizzare il nuovo debito». Un giorno, prosegue ancora, «gli europei dovranno rimborsare, ma invece di guardare la bolletta, pensiamo prima al motivo per il quale oggi facciamo questo: per sostenere il tessuto economico, preservare l'occupazione, perché chi ha un lavoro possa percepire la cassa integrazione. Posso garantire è che non ci sono limiti al nostro impegno al servizio della zona euro. La Bce saprà aggiornare i suoi strumenti ed utilizzarli nel modo più appropriato per compiere la sua missione».







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