Maresca: "Dietro la panchina tutta la famiglia, sapete cosa faceva la mia bimba di 3 anni?"
L'allenatore del Chelsea Enzo Maresca ha parlato della sua esperienza in quel di Parma e della finale di Europa League contro il Betis Siviglia.

Enzo Maresca, allenatore del Chelsea, ha rilasciato una lunga intervista a Cronache di Spogliatoio e Undici, raccontando anche quella che è stata la sua esperienza in quel di Parma: "Io credo ci sia senz’altro un problema di mentalità. Le Nazionali giovanili italiane fanno sempre bene e poi manca il salto nel calcio dei grandi".
"Quando ero a Parma c’erano dei giocatori considerati giovani come Balogh, Bonny, Man, Bernabe, Mihaila, Sohm e Delprato. Era un progetto bellissimo fatto da calciatori che ancora oggi giocano nel Parma e li sento chiamare giovani ancora oggi che è passato del tempo. La domanda che mi faccio è questa: sono ancora giovani e prima erano dei bambini? Oppure erano giovani all'epoca e oggi sono un po' più adulti, ma siamo noi a considerarli ancora giovani? In Italia è più difficile portare avanti progetti e idee rispetto all'estero, è una questione di cultura".
Qual è la vera pressione per lei? "Durante le partite di solito mandano i familiari in un punto lontano dello stadio. Durante la finale di Conference League contro il Betis, avevo dietro la panchina tutta la mia famiglia, quattro figli compresi. La bimba di tre anni sapete cosa faceva? Continuava a chiamarmi... Quella è la vera pressione (ride), altro che non riuscire a fare un gol a Manuel Pellegrini".
Ma c'è la pressione all'estero? "Ti garantisco che la pressione c’è anche qui se non fai risultato, ma forse la differenza sta nel fatto che i club riescono a trasferirti serenità, fiducia nella tua idea. Probabilmente hanno un po' più di pazienza e portano avanti le loro idee. Senza dubbio so di essere più apprezzato qui che in Italia".








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