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Marchegiano: "Una sera mi ritrovai con Vialli nella sua Mercedes 190, mi parlò di..."


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Pubblicato nella sezione Interviste
Marchegiano: Una sera mi ritrovai con Vialli nella sua Mercedes 190, mi parlò di...

Marco Marchegiano, giornalista, ha ricordato un aneddoto che lo lega a Gianluca Vialli, che approdò alla Sampdoria nel 1984.


Marco Marchegiano, giornalista, sulla pagina di facebook "Quando i calciatori avevano facce da calciatori", ha pubblicato un suo personale ricordo di Gianluca Vialli. Ecco quanto si legge: "Pensando a Gianluca, mi viene in mente la sera in cui lo conobbi. Gianluca era nei primi anni di permanenza alla Samp, doveva essere il 1984, o giù di lì... Mio papà aveva il compito dirigenziale nella società blucerchiata di organizzare le visite dei giocatori nei club dei tifosi (ideò pure le visite natalizie e pasquali all'Albergo dei poveri e al Gaslini, idea che poi si attribuirono in tanti ma questo è un altro discorso), cosi quella sera andammo ad Alassio, una cittadina sul mare nel Ponente ligure, nel locale club che era presieduto da una persona buonissima che si chiamava F. A. (il cui figlio oggi gestisce una birreria nel cuore del centro storico genovese). Io non facevo ancora il giornalista ma chiesi a mio di papà di poter partecipare, mi eccitava l'idea di conoscere i miei idoli di tifoso da gradinata (a proposito: calcisticamente si può parlare di un'era geologica fa, oggi non dico dei campioni ma neppure dei carneadi riusciresti a portare ad una serata con i tifosi, dovresti fare i conti - nel senso letterale del termine - con plotoni di agenti, procuratori e sponsor vari)".


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"Vennero pure Souness - che degustò ogni tipo di alcolico ma era un toro, per cui a fine serata era più lucido di me dopo una birretta - e Francis, con rispettive consorti ma loro arrivarono autonomamente. Noi, invece, andammo con l'auto di Gianluca, una vettura che all'epoca era molto apprezzata, una Mercedes 190. Oltre a me, mio papà e a Gianluca, con noi venne pure il dirigente della Samp Alfonso Mondini. Ricordo che all'epoca Gianluca era una cascata di riccioli su un corpo esile, infatti lo chiamavano Topolino. Durante il viaggio parlammo a lungo, anche perché tra i quattro presenti in auto eravamo i più vicini anagraficamente. Mi parlò di molte cose, tante delle quali extra calcio, mi raccontò delle vacanze estive trascorse in un villaggio Valtour in Sicilia, a Pollina. Lo apprezzavo come giocatore ma quella sera mi piacque anche come persona. Nel viaggio di ritorno verso Genova, Mondini chiese a Gianluca di poter guidare. Aveva un passato di corridore d'auto, per cui schiacciò pesantemente il pedale. Io e mio papà eravamo un filo preoccupati mentre Gianluca sorrideva. Ecco, Gianluca, mi piace ricordarti cosi (cavolo, di quel viaggio in auto ve ne siete andati tutti e tre...). Non come il campione che mi fece piangere di gioia ma come un ragazzo semplice e alla mano. Ciao".


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.
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