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Maradona, Piccolo: "Le mughinerie e crucianerie non mi hanno toccato. A 18 anni somigliavo a Diego"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Maradona, Piccolo: Le mughinerie e crucianerie non mi hanno toccato. A 18 anni somigliavo a Diego

Fabrizio Piccolo, giornalista napoletano, ha dedicato un bellissimo post a Diego Armando Maradona.


Fabrizio Piccolo, giornalista napoletano, sul suo profilo Facebook ha dedicato un bellissimo post a Diego Armando Maradona, snobbando con grande signorilità i suoi detrattori: "A Diego. Erano circa le 17.15 di QUELLA giornata del maggio 1987 quando dal pullman – paralizzato come tutte le auto all’altezza di Viale Augusto - uscì la testa dell’autista che si affacciò verso l’oceano di persone in festa a piedi, dicendo: “Sto sentendo la radio, al Nord stanno dicendo che siamo stati civili nel non fare invasione di campo”. Con orgoglio. Scusa amico mio, ma che ti frega di quel che dicono di Napoli? Perché questo imperituro senso di inferiorità che da secoli fa da cappio alla nostra città? Non abbiamo mica bisogno di legittimazioni altrui. M’è tornato in mente questo episodio per dire che le corbellerie, le mughinerie, le crucianerie e via continuando non mi hanno toccato neanche di striscio in questi giorni. Certo, meglio sarebbe stato osservare il detto: “Chi sa parli, chi non sa taccia” ma non una sola parola di offesa o vilipendio a Maradona m’ha cambiato l’umore, inabissato di per sé. Io – che a 18 anni ero la fotocopia di Diego, che a 20 mi sono spacciato (creduto) per il fratello Hugo, e che sono nato nello stesso giorno del figlio – ho il mio Maradona e mi basta. Nessuno potrà aggiungere o togliere niente".


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Inoltre, Piccolo, aggiunge: "Noi che ricordiamo la traversa colpita in coppa Italia contro l’Arezzo dopo aver scartato sei persone, dalla linea di fondo e con un equilibrio impossibile per un essere umano, noi che ricordiamo quale pelliccia indossava alla Domenica Sportiva, noi che ricordiamo la prima intervista col fratello Hugo in tv e quale parola spagnola dovette tradurre Diego al fratellino, noi che ricordiamo contro lo Spezia Maradona che durante la gara blocca il pallone sulla testa e corre così, col pallone attaccato ai riccioli, noi che ricordiamo cosa rispose quando un bambino a Number One (non ancora Two) gli chiese come avrebbe reagito se Bertoni gli avesse soffiato la fidanzata, noi che rivedevamo le partite di Maradona con il commento di Gianni Castelluccio su un’emittente privata, noi che ricordiamo ancora Nicolini non perché giocò anche col Napoli ma perché portò alla prima espulsione di Diego ad Ascoli e tutti eravamo terrorizzati che con la Cremonese non ci sarebbe stato (ma gli fu tolta la squalifica, comunque il Maradona quel pomeriggio con la Cremonese lo fece Bertoni con una rovesciata fantastica dopo sgroppata e cross di un Carannante al top), noi che abbiamo pianto per il gol alla Grecia nel ‘94 e per il suo debutto al Newell’s Old Boys nelle sue 5 partite giocate lì con le meches bionde. Ecco noi di altre voci non abbiamo bisogno. E dico questo perché di cose stonate - in questi giorni di lacrime - ne ho lette e sentite anche da parte dei napoletani. Perché ricordate solo la punizione alla Juve? (e se proprio dovete farlo, non sbagliate niente, né il giocatore che gli appoggiò la palla, né a quanti metri era la barriera, ovvero 3,5), perché c’è davvero chi lo chiama D10S? A me questo nomignolo fa rabbrividire, non mi rimanda a DIOS – motivo per cui fu inventato – ma mi ricorda gli acronimi commerciali di oggi (Cr7 ma oggi ho letto addirittura un delittuoso Fr7 per Ribery). Mai nessuno ai miei tempi si sarebbe mai neanche solo immaginato di dire o pensare D10S".


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Gaetano Brunetti
Giornalista pubblicista dal 2012, ama da sempre il giornalismo. In passato ha collaborato tra l'altro con Cronache di Napoli ed Il Roma. Premiato alla 22° edizione dell'Oscar Campano del Calcio.
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